Nel cortile di un borgo in una valle attraversata da un
fiume viveva una gallina che aveva l’abitudine di fermarsi spesso a fare due
chiacchiere con gli altri animali frequentatori del cortile. Ogni volta che si
fermava con qualcuno di essi cominciava a parlare, parlare, parlare senza mai
fermarsi.
Con il bue si lamentava dell’asino cui attribuiva le più
grosse malefatte, raccontava che il povero ciuchino era solito ragliare a tutte
le ore e disturbava il riposo di tutti; alla pecora raccontava che la capretta
ogni volta che si recava all’abbeveratoio saliva sui bordi della vasca
sporcandola di sterchi; all’asino a sua volta sparlava del bue e cosi alla
capretta sparlava della pecora in un giro vizioso che non risparmiava nessuno
per il semplice piacere di dare sfogo alla sua insaziabile fame di bla-bla.bla.
Fu cosi che un giorno, avendo sparlato di tutti e non avendo
più nessuno con cui soddisfare il suo insaziabile bla-bla-bla tornò dal maiale
che fino a qualche tempo prima era stato bersaglio preferito e per farsi bella
cominciò ad inventare e a raccontare, raccontare e inventare presunte maldicenze
di altri nei confronti del suino, facendo andare su tutte le furie la povera bestiola
che cominciò a correre per tutto il cortile come una bestia impazzita.
Morale: il chiacchiericcio come le bugie nonostante abbiano
le gambe corte rischiano sempre di far saltare le coronarie a qualcuno.





