lunedì 13 dicembre 2010
domenica 12 dicembre 2010
una battaglia per l'amore

Una Battaglia per l’amore
Eravamo in tanti, più dello scorso anno, forse il doppio o il triplo, ma i numeri non contano, quello che conta è che insieme, mamme, bambini, studenti, professori, malati e medici, uniti con un unico obbiettivo, dire al mondo che non può esserci amore se non si comincia con l’amare la natura e il mondo in cui viviamo.
La fiaccolata di ieri sera per le vie di Parma non è stata una manifestazione contro, ma una manifestazione per.
Non c’era odio, negli slogan dei bambini, ne rancore nel silenzio dei genitori, ma solo speranza, quella speranza oggi necessaria affinché anche la politica capisca che le politiche dei profitti non possono in alcun modo venire prima di quelle per la salvaguardia della salute e dell’ambiente.
L’aria che respiriamo, l’acqua che beviamo, il cibo che mangiamo, ci accomunano tutti, e tutti vogliamo che quelle cose non siano fonti di malattie per nessuno di noi, per nessuno dei nostri figli.
Eppure sempre più spesso sembra quasi che lo dimentichiamo, e la corsa ai profitti ci fa perdere di vista il problema più grande di questo nostro mondo e della sua esistenza: la sua salvaguardia per salvaguardare la vita.
I tumori, le leucemie, colpiscono indiscriminatamente tutti, e non guardano nelle tasche per vedere quanto si possiede, ne le tessere dei partiti cui apparteniamo, ecco perché questa non può non essere una battaglia di tutti.
Qualcuno sostiene comunque che il problema dei rifiuti è un problema grave che attanaglia questo nostro pianeta, e che va assolutamente risolto, e noi siamo perfettamente d’accordo, ma non si da la chemio a un malato che può essere curato con l’aspirina o con un normale antibiotico, si cerca di fare una diagnosi giusta al fine di prevenire e curare con le medicine giuste al fine di evitare che le stesse finiscano per indebolire e far ammalare altri organi.
Il problema dei rifiuti, va affrontato allo stesso modo. Non si costruisce un termovalorizzatore che immette nell’atmosfera milioni di microparticelle inquinanti e dannose alla salute, quando in una provincia come la nostra basterebbe una buona politica di differenziazione e di risparmio sulla quantità di rifiuti prodotti.
La fiaccolata di ieri sera questo lo ha evidenziato con chiarezza, ha lanciato un messaggio d’amore,
Tocca ora a noi politici recepire quel messaggio e fare in modo che nessun interesse economico o di partigianeria metta in pericolo la salute e la vita dei nostri bambini.
Tonino Ditaranto
lunedì 6 dicembre 2010
lettera aperta
Lettera aperta al Sindaco di Fidenza e al Consiglio Comunale
Egr.Sig.
Sindaco,
Egr. Sig.ri Consiglieri Comunali,
le ultime notizie relative alla “variante in deroga” alle norme edilizie vigenti nel nostro territorio, denominata Ristorante Albergo Pinguino, ripropongono con forza il problema non ancora risolto di dotarsi di un rinnovato strumento urbanistico generale che definisca nuove norme e nuovi regolamenti e tracci le linee guida per un sviluppo urbanistico rispettoso delle esigenze territoriali, in armonia con l’evoluzione della società civile degli ultimi anni.
La mancanza di tale strumento ha fatto sì che Fidenza subisse, indifesa, un imbarbarimento degli interventi, con la nascita di quartieri dormitorio da una parte e lo sviluppo di centri commerciali dall’altra, in assenza di un qualsivoglia collegamento e di un minimo di servizi nei quartieri interessati..
La recente massiccia cementificazione, avvenuta attraverso la forzatura di normative esistenti e col ricorso a continue varianti in deroga, ha stravolto un assetto cittadino già problematico in termini di forma, sostanza e quantità.
Solo nei primi sei mesi del 2010 si contano 80 varianti: un numero decisamente
preoccupante, quasi un piano regolatore strisciante, non dichiarato!!
Noi di Sinistra Ecologia e Libertà riteniamo che il ricorso allo strumento della variante, raramente richiesto ed utilizzato dal privato cittadino, al fine di dare soluzione a un modesto e circoscritto problema, altrimenti irrisolvibile, favorisce e asseconda unicamente il sistema speculativo, a tutto vantaggio del singolo e a discapito dell’interesse comune. Si aggiunga inoltre che le suddette
varianti hanno avuto, in più di una occasione, solo valore di sanatoria.
Per quanto riguarda la variante Pinguino, appare oscuro il motivo che ha spinto l’Amministrazione ad autorizzare l’aumento di 1000 mq di superficie rispetto al progetto iniziale; difficile anche interpretare i parametri usati per definirne gli oneri di urbanizzazione, previsti in circa 160 mila euro, a fronte di cifre di gran lunga superiori incassate in casi analoghi; con non minore sconcerto e
preoccupazione, risultano incomprensibili i motivi per i quali si è proceduto ad una variante di tale portata nonostante il parere contrario della Commissione per la Qualità Architettonica e del
Paesaggio. Parere indubbiamente consultivo ma non meno importante nella formulazione di un atto deliberativo.
Alla luce di quanto esposto, facciamo appello al Sindaco di Fidenza e all’intero Consiglio Comunale, affinché si corregga radicalmente modo di agire e si proceda velocemente a dotarsi del nuovo strumento urbanistico, indispensabile e non più prorogabile.
I più cordiali saluti
Tonino Ditaranto
Coord,
circolo SEL Fidenza
Fidenza li 6 dic. 10
lunedì 29 novembre 2010
da una pagina di facebook

LASCIO IL MOVIMENTO 5 STELLE
Alle scorse elezioni comunali di Bologna e alle regionali ho votato il Movimento 5 Stelle. Leggo i post di Grillo da anni, e ho visto nel Movimento una “speranza” per il nostro Paese. La scorsa primavera ho deciso di partecipare attivamente alle riunioni dello stesso. Avevo ovviamente letto il programma nazionale e ne condividevo i contenuti. Sono insegnante e mi interessano molto quelli inerenti alla scuola. Ci lavoro da quasi 30 anni e la demolizione della scuola pubblica portata avanti dalla Gelmini, la circolare Limina in Emilia Romagna che invitava i dirigenti scolastici ad assumere provvedimenti disciplinari nei confronti degli insegnanti che avessero preso posizioni pubbliche critiche nei confronti della Riforma, la situazione sempre più drammatica del nostro Paese con la crisi economica affrontata con i tagli allo Stato sociale, hanno suscitato in me la necessità di assumere un impegno civile diretto .
Entrata nel Movimento ho organizzato il gruppo scuola, ho partecipato alle manifestazioni di protesta contro la riforma, convinta che il Movimento ne condividesse i contenuti. Come gruppo scuola, del quale ero la coordinatrice, abbiamo presentato un documento nel quale è stata analizzata l’attuale situazione della scuola pubblica e si chiedeva al Movimento di assumere una posizione chiara rispetto alla politica scolastica del Governo. Pochi e chiari principi: difesa della Scuola pubblica e conseguente NO alla riforma, laicità dello Stato e conseguente richiesta di abolire i finanziamenti alla scuola privata. Abbiamo chiesto al Movimento di approvarlo. Non è stato possibile. La risposta del Movimento è stata l’ostracismo. Di scuola non se ne parla o, se si è costretti a farlo, comunque non si assume una posizione, perchè all’interno del Movimento le posizioni sono diverse, inconciliabili e, per non allontanare nessuno, meglio far “finta di niente”, meglio discutere di cose più semplici. Il Movimento nei fatti non assume alcuna posizione sulla riforma della scuola, come non ne assume su moltissimi argomenti che riguardano il “sociale” e le politiche economiche di chi ci governa.
Poco per volta mi sono resa conto che il Movimento non è ciò che viene descritto da Beppe Grillo: il programma nazionale e lo stesso nome di Beppe servono solo come “specchietto per le allodole”, per attirare i voti di chi non ne può più dell’attuale classe politica, dei suoi privilegi e della sua incapacità di dare risposte credibili ai problemi del Paese. Il Movimento è eterogeneo, composto da persone che cavalcano la tigre della protesta e che affrontano solo argomenti “facili” sui quali convergere. Quando si parla di piste ciclabili, o di spazi verdi nella città, o di diminuzione dei costi della politica, di raccolta differenziata, di nucleare …. è facile trovare una convergenza di idee e di proposte. Diverso invece è assumere posizioni politiche rispetto alla riforma Gelmini, al finanziamento alla scuola privata, alla laicità dello Stato, ai diritti delle coppie di fatto, alla legge 194 sull’aborto, al problema ormai drammatico della casa, del precariato, all’accordo di Pomigliano, che non è un fatto isolato nel Paese, ma rappresenta il tentativo di togliere sempre più tutele ai lavoratori in tutto il Paese. Su queste e altre problematiche il Movimento non è in grado di prendere una posizione, perché al suo interno ci sono persone con idee spesso contrapposte: vi sono conservatori e “orfani della sinistra”, laici e cattolici integralisti, uniti nella “protesta”, nei facili luoghi comuni, ma incapaci di avere un progetto realistico e coerente di più ampio respiro. Uno dei loro motti preferiti è che non sono un partito, non sono una casta. A mio modo di vedere sono molto peggio: “uno vale uno” è in realtà solo uno slogan. Nelle assemblee si decidono solo alcuni aspetti, per lo più organizzativi, per il resto c’è un’oligarchia che decide per tutti: sono gli eletti e i loro stretti collaboratori. In questi mesi trascorsi nel gruppo l’assemblea non ha deciso nulla di rilevante dal punto di vista politico. Sono gli eletti Favia e De Franceschi che assumono in totale autonomia qualsiasi decisione politica a nome del Movimento. Quando ho chiesto di discutere in assemblea di alcune problematiche, come il finanziamento dato alla fine di luglio dalla Commissaria Cancellieri alle scuole private a Bologna, l’adesione alla manifestazione in difesa della scuola pubblica indetta a Reggio Emilia il nove ottobre scorso, la discussione sull’eventuale nomina alla presidenza della Commissione Pari Opportunità in Regione di Silvia Noè, l’accordo di Pomigliano e la necessità di assumere una posizione politica in difesa dei lavoratori, non ho mai ricevuto risposta. Formalmente non rispondono, lasciano decadere, non ne parlano, così possono fingere di essere tutti d’accordo, così possono coesistere nel movimento posizioni spesso contrapposte, intanto gli “eletti” decidono per tutti, perché loro sono i “portavoce” del Movimento. Bell’esempio di democrazia! Ieri sera l’ultima “farsa”: i Consiglieri Regionali in assemblea pubblica hanno presentato un bilancio politico ed economico dei primi sei mesi in Regione, hanno “rimesso il proprio mandato nelle mani dei cittadini”, quindi c’è stata una votazione al fine di confermare o meno la “fiducia” a Favia e a De Franceschi. Nessuna possibilità di porre domande ai Consiglieri, di discutere veramente su ciò che è stato o non è stato fatto. Una votazione plebiscitaria, ad alzata di mano, nella peggiore tradizione dei peggiori partiti. Uno “spot di propaganda”, non uno strumento di democrazia, una “trasparenza” di facciata. Un’autoesaltazione del proprio operato e una continua denigrazione di ciò che fanno “tutti gli altri”, questo è stato, in una povertà di contenuti e progetti reali davvero impressionante. Stupefacente scoprire, tra l’altro, che il denaro proveniente dagli stipendi regionali dei Consiglieri ( l’Assemblea ha deciso per loro un compenso di 2500 euro mensili ) non viene gestito dal Movimento stesso, ma dai Consiglieri che trattengono l’importo dovuto nei loro conti correnti personali! E questo sarebbe un approccio nuovo alla politica?
Per non parlare della chiusura totale che mostrano rispetto a tutte le altre realtà culturali presenti a Bologna. Nessun confronto e nessuna alleanza, questo a prescindere da possibili convergenze, perché solo loro sono portatori della “verità” grillina. Intanto, per le prossime comunali questo Movimento così aperto alla società civile, così diverso dagli altri partiti avrà un candidato sindaco alle prossime amministrative autocandidatosi e scelto da chi? Dagli elettori che lo indicano in base ad un programma? No, scelto nel chiuso dell’assemblea degli attivi, e solo da chi risulta essere attivo alla data del 30 settembre 2010, scelto quindi da poche persone nella peggior tradizione dei partiti. Criticano i partiti, non accorgendosi però di essere ancor peggio degli stessi, perché non vi è alcuna reale democrazia all’interno. E chi “osa” far presente certe incoerenze viene visto immediatamente come un “nemico”, qualcuno da isolare. E così vanno avanti senza prendere mai alcuna posizione chiara, convinti come sono che tanto saranno premiati elettoralmente in ogni caso: gli elettori voteranno sulla base di quello che dice a livello nazionale Grillo, il voto di protesta continuerà ad esserci e solo questo conta. Lo stesso atteggiamento in fondo che ha la Lega: parlare facile, per slogan comprensibili ed efficaci,nient’altro. Far credere che vi sia un programma nazionale condiviso, far credere che il movimento rappresenti una novità, una possibilità di riscatto del Paese,parlare alla “pancia” delle persone, glissare su tematiche qualificanti perché una posizione chiara allontanerebbe qualcuno: l’importante è prendere voti da tutti, da destra e da sinistra perché loro sono “sopra” volano “alti”. Parole prive di un reale significato, solo vuoti slogan di propaganda: come la Lega appunto.
Povertà culturale, intellettuale, politica. Inaccettabile quando da movimento di protesta si decide di entrare nelle Istituzioni, si decide di proporsi come forza che deve amministrare le città, le regioni e forse domani il Paese. Per farlo bisogna avere delle idee, occorre avere il coraggio di assumere posizioni politiche, di fare scelte chiare, condivise non solo dagli “eletti” ma dal Movimento intero e soprattutto uscire dalla facile ottica della protesta e degli slogan ad effetto, occorre occuparsi dei problemi reali dei cittadini e prendere posizioni chiare esponendo le proprie idee e cercando di aumentare il consenso per questo più’ che per le invettive contro gli altri.
Per questi motivi lascio il Movimento, per la mancanza totale di democrazia all’interno, per la povertà di contenuti. Lascio il Movimento perché non voglio rendermi complice dell’inganno che stanno perpetuando verso gli elettori : a parole sostengono il programma nazionale di Grillo, nei fatti approfittano del suo carisma per ottenere facili voti di protesta ed iniziare la propria personale “scalata” alle Istituzioni. Non ci sto. I partiti non mi piacciono, ma il Movimento non è ciò che appare: non c’è democrazia all’interno, non ci sono idee che non siano quelle “facili” e scontate che la stragrande maggioranza delle persone può condividere, non c’è un progetto serio di società, solo slogan.
Un Movimento a parole di tutti, nei fatti solo di pochi.
Monica Fontanelli
venerdì 26 novembre 2010
Quel ragazzo di Terlizzi che affascina i giovani del PD
Quel ragazzo di Terlizzi che affascina i giovani del PD
La sala Falcone-Borsellino gremita già un’ora prima del previsto arrivo di Niki Vendola, tanti volti di ragazzi in attesa di poter vedere da vicino ed ascoltare in diretta le parole avvolgenti di questo Ragazzo di Terlizzi che gira in lungo e in largo l’Italia e ovunque approda trova accoglienze calorose che da tempo non erano più riservate a uomini della sinistra.
Un giovane Piceno, di S. Benedetto, coordinatore di un circolo SEL aziendale di Bologna, comincia a parlare un po’ imbarazzato dalla presenza di Niki, ma poi si scioglie anche grazie ai tanti cenni di approvazione che gli arrivano proprio da Vendola,
Tocca a Gianni Rinaldini, ex segretario della FIOM tracciare la personalità di Claudio Sabbatici, a cui i compagni bolognesi hanno voluto dedicare il circolo, e infine Vendola esordisce informando tutti noi che la torre di Pisa e il Colosseo sono stati occupati dagli studenti che protestano contro la Gelmini e i tagli alla cultura.
E’ proprio sulla cultura e la scuola che Niki snoda il suo intervento, e mentre lo fa ti accorgi che le parole che usa ti prendono, ti coinvolgono e ti tengono li attento a cogliere tutte le sottigliezze espresse da quest’uomo che ti accorgi subito di quanto amore prova verso l’istruzione e le nuove generazioni. Mi sono sentito veramente in imbarazzo quando il mio telefonino proprio nel bel mezzo dell’intervento di Vendola si è messo a suonare bandiera rossa.
Finito l’intervento, tocca a Niki stappare la prima bottiglia di spumante per inaugurare il circolo, e li piacevole intermezzo nel constatare che questo grande uomo che affascina le platee si trova veramente in difficoltà nello stappare la bottiglia.
Basta questo per far capire ancora una volta a noi tutti quanto umano e vicino a noi sia questo ragazzo di Terlizzi.
Vendola deve ripartire, lo aspetta un’altra iniziativa pubblica in un cinema di Bologna,, ma ho promesso a due ragazzi venuti con me da Fidenza di fargli conoscere Niki, allora lo fermo e nel mio dialetto, che poi è anche il suo lo invito a farsi una foto con questi ragazzi del PD venuti apposta a Bologna per poterlo incontrare, Volentieri si mette in posa con loro. Poi continuo la mia chiacchierata dialettale con lui mentre lo accompagno alla macchina seguiti da alcuni giornalisti increduli nel sentirci parlare molto amichevolmente in un dialetto stretto a testimonianza del fatto che quest’uomo che affascina l’Italia, altro non è che un ragazzo cresciuto come tanti altri, dando dei calci al pallone.
Lo saluto, ci diamo appuntamento a Fidenza e Montescaglioso, Lui riparte ad incontrare altre persone, altri giovani, tanti altri sicuramente del PD, che lo ascolteranno volentieri e come quelli che erano venuti con me se ne innamoreranno, perché anche loro capiranno che Niki è uno di noi.
martedì 23 novembre 2010
QUEL 23 NOVEMBRE INFINITO

Quel 23 novembre infinito
Son passati trent’anni, da quel fatidico 23 novembre dell’80, quando in un umida serata di metà autunno, l’Irpinia e la Basilicata furono scosse da un terremoto di proporzioni catastrofiche.
La colonna di S. Rocco nella piazza di Montescaglioso, sembrava dovesse venire giù da un momento all’altro, tutto tremava, sotto ai nostri piedi sembrava venisse meno l’asfalto, per un lunghissimo interminabile minuto il terrore si impadronì delle nostre menti, e la gente correva avanti indietro, giù per le scale, fuori a cercare gli spazi larghi ove trovare riparo.
Un lunghissimo interminabile minuto che ci tenne sospesi nella paura e nell’angoscia di dover vivere una specie di fine del mondo.
E la fine del mondo arrivò per davvero, quello che aveva risparmiato Montescaglioso e la collina Materana, non aveva lasciato però indenne un vasto territorio della nostra Lucania e dell’Irpinia, dove la morte si abbattè impietosa sulle inermi popolazioni già provate dalla miseria costretti a vivere in case di pietra malmesse e pericolose.
La generosità dei Montesi si fece sentire, nel giro di pochissime ore mettemmo in piedi un gruppo di volontari, composto da ragazzi ventenni, muratori, carpentieri, artigiani, oltre una ventina, e caricato su alcuni furgoni, pane, badili, picconi, assi, e attrezzatura diversa, partimmo alla volta dell’Irpinia, attraversando l’alta Basilicata, attraverso la strada che da Piperno porta verso Muro Lucano, e quindi S. Andrea di Conza.
Arrivammo dalle parti di Balvano verso le cinque di mattina, e in una radura all’uscita del paese, ci fermammo presso un campo tenda in allestimento, erano quelli delle Cooperative Emiliane, che con i Sindacati avevano già raggiunto quella zona e ci chiesero di proseguire in quanto li loro erano già più che sufficienti, visto che nonostante la distruzione, i morti non sembrava fossero in tanti.
Raggiungemmo S. Andrea alle prime luci dell’alba, e li ci posizionammo in una scuola e allestimmo il nostro punto di accoglienza per la gente che era rimasta senza casa.
Io e Tony Bubbico ci recammo in comune e dal Sindaco ottenemmo un attestato che ci riconosceva come responsabili del gruppo di Montescaglioso e ci autorizzava ad intervenire ai suo nome. Ad una impresa edile requisimmo un gruppo elettrogeno e con quello riattivammo la corrente elettrica alla scuola che divenne cosi un vero e proprio punto di accoglienza dove far confluire gli aiuti che cominciavano ad arrivare da ogni parte d’Italia.
Il grosso del gruppo di Monte invece si stanziò sulle colline di S.Andrea, e li sotto controllo di Liborio Didio e Mauro Bubbico, i nostri ragazzi carpentieri, Nunzio Panico, Mario Abate, Berardino e Angelo Didio, Rocco Locantore, e tanti altri di cui francamente non ricordo i nomi, ma che non hanno meno importanza, cominciarono a costruire ricoveri per gli animali che erano rimasti senza le stalle.
Il giorno successivo mi recai a Conza, da dove le notizie che arrivavano parlavano di centinaia di morti. Sulla strada per Conza, mi fermai ad un punto di raccolta gestito da un battaglione di militari di stanza a Trani, e li incontrai un altro ragazzo di Montescaglioso , Giovanni Ditaranto, militare, il quale mi diede un sacco a pelo nel quale avrei dormito per i successivi trenta giorni che rimasi nelle zone terremotate.
A Conza, mi aspettava qualcosa che non avrei voluto mai vedere in tutta la vita. Centinaia di bare in fila, un paese completamente distrutto e la desolazione negli occhi dei pochi rimasti a testimoniare ormai la mancanza di lacrime ma solo l’angoscia.
Avevo sempre avuto un rapporto molto strano con i defunti, difficilmente ne avevo toccato uno fino a quel momento, se non fosse stato veramente necessario, come per mio padre, morto alcuni msi prima, invece ora mi ritrovavo a doverli tirare fuori da sotto le macerie che scavavamo a mani nude e con l’aiuto di pale e picconi.
I trenta giorni che seguirono furono un insieme di sensazioni, rabbia, disperazione, angoscia, e anche consapevolezza che tutto sarebbe cambiato da quel momento nel mio modo di pensare.
Feci amicizia in quei giorni con Emanuele Appio, mio eterno “nemico” politico, in quanto appartenente ad una associazione di estrema destra, e con il quale intrapresi una amicizia che dura tutt’ora, e che mi ha fatto capire in fondo che in politica vi sono solo degli avversari e non dei nemici.
Tornai a Monte il 23 dicembre, giusto un mese dopo, sentivo che molto era cambiato e che mai avrei potuto dimenticare quei poveri corpi che man mano che tiravamo fuori avevano un effetto sempre diverso.
Il 24 mattino nei locali dell’oratorio di corso Repubblica, addetti del comune distribuivano gli aiuti arrivati anche a Montescaglioso:parmigiano, olio, pasta, burro, latte, coperte, ecc.
Centinaia di persone accalcate ad aspettare il proprio pacco, e li persone di tutte le estrazioni, persone povere, ma anche benestanti che di sicuro non avevano bisogno di quel pacco.
Non nascondo che mi sono vergognato per loro.
Mi vergognavo di quei comportamenti della mia gente, ma non sapevo ancora quello che avrei vissuto negli anni successivi.
La ricostruzione parti con una prima legge straordinaria per la messa in sicurezza degli edifici pericolanti, e successivamente con la 219, per la ristrutturazione vera e propria.
Quello che successe credo sia sotto agli occhi di tutti.
Per anni la 219 continuò ad elargire fondi, e quei fondi spesso trovarono strade diverse, quelli che dovevano servire per la ricostruzione e per ridare un alloggio e dignità a coloro che avevano perduto tutto, tutt’altro fecero che lo scopo per i quali erano destinati.
In Irpinia e in Basilicata vi sono ancora oggi dopo trenta anni persone che vivono nelle baracche, persone che quel 23 novembre non hanno perso soltanto i loro cari e i loro beni, ma anche il diritto a sognare in un futuro diverso, e vi sono anche gli sciacalli, quelli che si sonno arricchiti, che si son fatti le ville, che han fatto speculazioni. La camorra ha gestito buona parte di quei fondi, progetti mastodontici di strade mai realizzate, ma regolarmente pagate, milioni di metri cubi di cemento, fatturati e mai utilizzati, e politici conniventi che han fatto le loro fortune.
Ho ancora negli occhi quei corpi e l’angoscia della gente, ma anche la rabbia per lo sciacallaggio successivo, e oggi che un altro terremoto ha sconvolto un’altra parte di questa nostra Italia, L’Aquila, e le risate irrispettose di altri sciacalli si sono fatte nuovamente sentire, mi chiedo se quel minuto della sera del 23 novembre dell’80 avrà mai fine.
Ripenso sempre a quei giorni, li sogno e li rivedo nei miei pensieri, e custodisco ancora quel sacco a pelo che per trenta notti ha raccolto il pianto di un ventenne che non aveva tempo per piangere di giorno.
tonino