giovedì 11 agosto 2011


La Chiesa cattolica, questa elefantiaca costruzione, questa macrostruttura megalitica, nata da quella che doveva essere solo una pietra, e che di continuo, nel progredire del tempo, vacilla e rischia di morire, schiacciata dal peso stesso delle sue colpe, ebbene, essa, da struttura di semplicità genuina e di candida, serena spiritualità , si è andata arricchendo di cose e di gente che, come scriveva l'evangelista Giovanni, hanno trasformato la casa del Padre in un mercato; a volte mi vien da pensare che le porte dell'Inferno non prevarranno contro di essa, solo perchè sarebbe inutile ogni intervento peggiorativo della medesima, a deteriorarne ulteriormente lo stato e la condizione. A renderla tale hanno lavorato indefessamente, dall'interno, da secoli, i padroni di casa e la loro servitù, di ogni ordine e grado. E solo da noi, in Italia, si è realizzato, da secoli, il timore che Cavour aveva espresso, di vedere riuniti in una sola mano il potere civile e quello religioso. La Chiesa non deve essere né la padrona, né la serva di uno Stato, bensì la sua coscienza; ma già Pasolini aveva dovuto lamentare che essa ne appariva come lo spietato cuore. Per mezzo di un nugolo di poveri servi e lacchè, nelle varie parrocchie ed oratorii del mondo e dell'Italia, in ispecie, la Chiesa vaticana fa credere, ad un popolino, più o meno colpevolmente becero, consenziente e rassegnato, una quantità di cose meravigliose, ben poche delle quali trovano sorgenti e radici nei quattro Evangeli. I sacerdoti mediocri, e ce ne sono in giro tanti, troppi, di solito molto graditi ai parrocchiani della medesima pasta e composizione, sono i soli responsabili dell'avvilimento delle anime. Lo aveva constatato, già cinque secoli or sono,il grande Machiavelli: “Abbiamo adunque con la Chiesa e con i preti noi Italiani questo primo obligo: di esser diventati sanza religione e cattivi.” E poco dopo lo supportava anche Guicciardini, il quale scriveva: “Tre cose desidero vedere innanzi alla mia morte, ma dubito, ancora ch'io vivessi molto, non ne vedere alcuna: uno vivere di repubblica bene ordinato,...Italia liberata da tutti e' barbari, e liberato il mondo dalla tirannide di questi scelerati preti.” Campa cavallo, Francesco mio! I sacerdoti cattolici camminano per il vasto mondo delle pecorelle smarrite come se il cielo gli appartenesse o perlomeno come se lo avessero avuto in affitto da Dio. Fra la religione annunciata nella Buona Novella da Marco, Matteo, Giovanni e Luca e la sua attuazione e gestione, da perlomeno 17 secoli a questa parte, nelle mani del clero, non esistono parentele alcune; pare anzi che vivano in sfere diverse e divergenti sempre più. La religione ha bisogno di tutta la Verità, ma la fede che non dubita non è fede; come la mettiamo allora con l'infallibilità, autoproclamata motu proprio da un Pontifex Maximus della Santa Romana Ecclesia, Cattolica ed Apostolica? Rimane infatti quale miracolo sorprendente come, nonostante il clero ed il suo perverso zelo, la religione cristiana non si sia sradicata dal cuore dei poveri, umili e modesti fedeli. Io non riesco a spiegarmi perché un prete, dinnanzi agli altri componenti della povera umanità che con lui convivono in hac lacrimarum valle, debba sempre assumere l’atteggiamento odioso del giudice, avulso dal contesto temporale, che censura e condanna. E nemmeno per quali motivi, da pregressi insegnamenti ad hoc in Seminario, il prete debba sempre assumere quell’aria ipocrita di dolente e falsa umiltà e di falsa modestia, con quella voce impostata ad un perenne lamento querulo e cantilenante, in falsetto, quando officia i varii riti religiosi, di solito anche con il capino reclinato su di una spalla. Purtroppo, soprattutto nel settore dell’alto clero, la Chiesa cattolica ha sempre rappresentato, e tuttora rappresenta, un freno al progresso culturale ed interferisce in tutto quanto attiene al potere temporale,particolarmente in Italia, nella politica, nell’educazione scolastica, nella vita privata. Il clero cristiano va ripetendo che il Regno della Chiesa non è di questo mondo; una menzogna inaudita e blasfema! E meno male che serviamo un solo Dio, pensate quanto ci costerebbe se ci sovrastasse una organizzazione ecclesiale politeista! Gli alti papaveri vaticani seguono gli insegnamenti evangelici fin dove essi non intralciano i loro affari terreni, non danno né a Cesare, né a Dio quel che gli spetta; di lì in avanti, intervengono la teologia, le bolle papali, le encicliche, i non expedit, i non possumus e fandonie simili, a giustificare tutto e tutti, sempre, naturalmente, in nomine Domini. E a proposito della autodichiarazione di infallibilità da parte di un sant’uomo come Pio IX, ho appena riletto una definizione che ne diede Metternich, più leggera di quella espressa da Garibaldi, ma altrettanto micidiale. Metternich era un cattolico, non un eretico, un agnostico, un ateo od un progressista; eppure, del pontefice in questione, scrisse così: “Pio IX è un uomo saldo di cuore, debole di cervello, e privo completamente di buon senso.” Trovo che sia una definizione ascrivibile ed applicabile, senza fallo, a molti altri colleghi di Pio IX, antecedenti e susseguenti. Vorrei terminare, dopo la citazione del Metternich, con un aneddoto personale, esemplare dell’acume intellettuale, della prodigiosa cultura e del grado di carità e misericordia cristiane, proprie di parecchi curatoli nostrani. Io sono un misero, miserando e miserabile peccatore, sottaniere e libertario, che si è separato dalla consorte, ha divorziato e si è risposato; quindi, per la Chiesa cattolica, un infame ed immondo scomunicato. Però, essendo rimasto legato alla mia religione, mi recavo spesso in un noto tempio fidentino, a dialogare con Dio. Una volta, mi si accostò l’ineffabile parroco, che mi sussurrò in un orecchio, in una nauseante alitosi, tipicamente clericale, che sarebbe stato meglio se mi fossi recato a pregare in un altro edificio sacro. Alla mia incredula e stupita domanda sulle ragioni di tale richiesta, mi ricordò che, siccome ero uno scomunicato, avrei potuto recare scandalo a qualche fedele e pio parrocchiano, che mi avesse scorto lì, a parlottare con i santi. Ai lettori l’ardua sentenza!
Franco Bifani

2 commenti:

Ambrogio ha detto...

Alla fin fine sei più indulgente di San Giovanni nell'Apocalisse.
Il tuo sdegno trova fondamento più nella Sacra Scrittura che nelle citazioni di Metternich e compagnia.

Franco Bifani ha detto...

Ambrogio, io cerco sempre di mettermi nei panni altrui, operazione non sempre facile e di elaborazione piuttosto lunga e complessa, se vuole essere veramente completa ed efficace, compresi le mutande sporche ed i calzini puzzolenti del prossiomo, chierico o laico che sia. In quel minus habens, servo del Vaticano ed ancor più dei suoi parrocchiani più biechi, nei suoi occhi storti, ho letto il timore di perdere qualche pezzo della sua laboriosa ed annosa costruzione di partecipanti ai sacri riti e soprattutto, generosi offerenti di laute prebende alla parrocchia, da riportare poi, diligentemente, su "Il Risveglio", con tanto di nome, cognome e quantità di Euro, sempre per obbedire a quel comandamento evangelico, per cui la mano che offre deve essere ignota all'altra. Ne ho avuto pietà, anche se non gli ho perdonato; infatti, sempre nel Vangelo, si raccomanda di non spandere perle a cani e porci, che non le apprezzerebbero. Recentemente ho affrontato il curatolo per strada e ci siamo chiariti, nel senso che lui ha dichiarato che c'era stato, evidentemente, un equivoco; aveva ragione, l'equivoco era presente, nella sua persona, però!