Sono ormai quattro giorni che un messaggino arrivato sul mio
telefonino mi informava della situazione disperata in cui sta vivendo una
famiglia di un comune qui vicino; non farò nomi, ne riferimenti al comune in
questione per rispetto alle persone coinvolte, mi sembra doveroso però portare
a conoscenza dell’opinione pubblica l’intera vicenda.
Lui artigiano disoccupato in attesa di essere liquidato
fatture per lavori effettuati ormai da diversi mesi; lei, la sua compagna, ha
perso il lavoro da quasi un anno per effetto dei tagli al personale che ha
dovuto effettuare la cooperativa presso la quale era occupata e dalla quale
percepiva uno stipendio di fame; lei, l’incolpevole figlia di cinque anni, a
subire gli effetti di una situazione piovutala in testa per effetto della
sfortuna nella quale sono incappati entrambi i genitori. Il messaggino appunto
mi informava della situazione e soprattutto del fatto che da qualche giorno
ormai la famiglia era senza fornitura di gas in casa.
Preso la macchina mi sono precipitato a casa loro e li
effettivamente ho dovuto constatare che non solo a quella famiglia era stata
interrotta l’erogazione del gas per morosità, ma le avevano portato via
addirittura il contatore. Eppure lui si era recato più volte presso gli uffici
del fornitore del gas, pregandoli di poter
rateizzare l’importo al fine di far fronte con dignità all’incresciosa
situazione creatasi senza alcun risultato se non quello di sentirsi rispondere
da un insensibile funzionario che dovevano pagare l’intero importo pena la
sospensione della fornitura. Ho fatto subito alcune telefonate e neanche dieci
minuti dopo eravamo negli uffici dei servizi sociali di quel comune per cercare
di trovare una soluzione al problema. Devo riconoscere che è arrivato subito l’interessamento
del Sindaco, di due assessori, uno dei quali con delega ai servizi sociali, nonché
quello di un funzionario e della dirigente degli stessi uffici. Con un si tale dispiegamento di forze mi sono
detto subito tra me e me è fatta. Intanto le ore passavano e dopo una serie di
telefonate tra gli uffici del comune e quelli del gestore del gas, anche le
speranze di veder risolto il problema. In parole povere il gas non può essere
riattaccato se non previo versamento dell’intero importo dovuto. Mi viene
spontanea una domanda: è vero che il gestore ha diritto a chiedere di essere
pagato, ma non ha anche altrettanto diritto il comune, che va ricordato è
proprietario degli impianti di adduzione e che i gestori delle forniture
utilizzano praticamente a costo irrisorio, di poter in qualche modo chiedere
degli strappi alla regola in occasioni critiche come quella di questa famiglia?
Risultato ad oggi, a distanza di diversi giorni dal momento
del distacco la fornitura non è stata ancora riattivata; c’è una mezza promessa
da parte dell’amministrazione di valutare l’eventualità di assegnare un piccolo
contributo alla famiglia con la commissione del prossimo mese di giugno (campa
cavallo che l’erba cresce); il gestore del gas ha dimostrato tutta la sua
potenza anche di fronte alle richieste di una Amministrazione comunale, mentre
a me non resta che constatare con mio grandissimo rammarico che durante le
campagne elettorali siamo tutti bravi a declamare le nostre doti di grande
disponibilità nei confronti del prossimo, mentre una volta eletti dimostriamo
tutti la nostra più grande impotenza.
Morale della favola oggi che si vota a Fidenza, darò il mio
voto al candidato sindaco che mi convincerà per davvero che se dovesse essere
eletto, avrà le palle, in situazioni come questa, di alzare la cornetta e
ordinare a degli arroganti gestori che si arricchiscono alle spalle di tutti i
cittadini, l’immediata riattivazione del servizio.
Tonino Ditaranto
3 commenti:
Tonino, probabilmente la colpa più grave di quella famiglia consiste nel fatto di essere di etnia italica. S fisse compsta da zingari, rom, albanesi, rumeni, moldavi, nordafricani od africani nulla facenti, godrebbe di sussidi giornalieri, avrebbe luce, gas ed acqua gratuiti, pagati dal Comune. In caso di disoccupazione, aiuti economici a non finire, mentre, ad esempio, mia figlia Chiara non ne può godere e si deve arrangiare cime può, essendo indigena del Parmense.
Franco, la colpa più grave di quella famiglia è quella di essere rimasta senza lavoro ed aver avuto la grande dignità di continuare a pensare di potercela fare da sola senza rivolgersi prima ai servizi sociali.Ad ogni modo e per tua informazione sappi che lui è italiano mentre lei è di un altro Paese, quindi cerchiamo di guardare il problema senza abbandonarci a facili discorsi pieni di pregiudizi che non stanno ne in cielo ne in terra. Nulla di personale Franco ma sai molto bene come la penso su queste cose. Le persone che hanno bisogno di aiuto le si aiuta indipendentemente dal colore della propria pelle o dal Paese di nascita scritto sulla carta di identità.
D'accordo, Tonino, so come la pensi e come agisci, e se fossi stato lì con te, sai bene che avrei fatto come te ed anche di più. Ma non negarmi che che certi aiuti a pioggia, nei confronti di fancazzisti immigrati, sono di un buonismo e di un calabrachismo nauseanti. O me lo vuoi negare?
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