venerdì 26 ottobre 2012

Vendola: Aspettando il 31 ottobre


Dovremmo attendere il 31 ottobre prossimo per capire se il Governatore della Puglia e Presidente di Sinistra Ecologia Libertà Niki Vendola sarà condannato e di conseguenza si ritirerà dalla vita pubblica come annunciato, fino ad allora la cosa che possiamo fare è interrogarci sul caso che lo vede coinvolto e sulla legittimità di una scelta cosi drastica in caso di condanna.
L’accusa è concorso in abuso d’ufficio per la nomina di Paolo Sardelli (una eccellenza nel suo campo) all’ospedale San Paolo di Bari.
In Particolare, secondo il Pubblico Ministero Vendola avrebbe favorito il Sardelli facendo riaprire i termini per la partecipazione al concorso: concorso che poi si sarebbe svolto comunque regolarmente e senza raccomandazioni di sorta.
Naturalmente le regole esistono e vanno rispettate, cosi come una eventuale condanna del Governatore sarebbe la giusta conseguenza di un atto illegale; io però mi chiedo se in una Italia attraversata da scandali di ogni tipo, dai continui latrocini alle corruzioni, dalle concussioni ai personalismi di ogni sorta, sia giusto che a lasciare sia una persona rea di aver spinto per la riapertura dei termini per far partecipare un luminare della medicina ad un concorso per un posto dove in precedenza si erano verificati comportamenti, quelli si, non consoni alla corretta gestione di un reparto ospedaliero.
Se a L’Aquila si fossero riaperti i termini per la partecipazione alle gare d’appalto per il terremoto e si fosse permesso di parteciparvi altre ditte non invischiate con fatti di corruzione, staremmo ora a piangere sulle tangenti pagate o invece staremmo processando coloro che avrebbero impedito che si arrivasse agli appalti truccati? Certo, un Amministratore deve camminare nel compiere  degli atti all’interno di regole di legalità, ma diverso deve essere il giudizio complessivo quando la forzatura di tali regole consente poi alla pubblica amministrazione il raggiungimento di obbiettivi  straordinari come quelli conseguiti in questi anni all’ospedale San Paolo. Resta la condanna penale alla quale non ci si può sottrarre nel caso fosse ritenuto colpevole, ma questa da sola ed in primo grado di giudizio, no può in alcun modo essere motivo di ritiro dalla vita pubblica di una persona che a conti fatti ha operato per il bene collettivo.
Ho avuto modo di esprimere tante volte il mio giudizio negativo sulle ultime scelte politiche di Vendola; ritengo sbagliato il suo continuo inseguire le sottane del PD come lo ritengo responsabile dell’arrivo all’interno di SEL di una marea di arrampicatori sociali che di fatto hanno determinato le scelte di un partito nato con le intenzioni di ricostruire la sinistra ma che è finito per il diventare una costola del PD; ho dichiarato in tempi non sospetti la mia non partecipazione alle primarie ne il mio appoggio a Vendola alle stesse; ma in questa vicenda in tutta onestà, anche in caso di condanna, mi sento di affermare che Vendola ha operato per il bene comune.
Tonino Ditaranto

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