lunedì 12 dicembre 2011

Canto per Giuseppe Novello


Vincenza son stanco ce ne andiamo a dormire
 domani è santa Lucia,
Il bambino è già nella  naca
 fa freddo non si deve scoprire,
ancora un momento Giuseppe,
 non ho ancora finito,
ci sono i panni da stendere,
 metto la legna nel camino,
il pane da tagliare
 che ti devi portare domani,
in campagna fa molto freddo
 ma non c’è altro da mangiare.
Che cosa succede Giuseppe
è andata via la luce
sarà stato il vento forte
 che tira ai balconi sottani,
non credo sia colpa del vento,
si sente tanto rumore,
c’è gente che grida di fuori
 chiamano tutti a raccolta,
gridano che hanno arrestato
 i nostri compagni di lotta,
vogliono farci fermare
 ci voglion riempire di botte.

domenica 11 dicembre 2011

L'ultima illusione


Lento trascina le sue dilaniate membra,
 una vita passata tra mattoni e cumuli di sabbia.
Gli avevan detto che avrebbe un giorno
trovato il meritato riposo, ma non ci aveva creduto.
si, ci aveva sperato, si era adeguato
aveva contribuito guardando a quel sogno
ma in cuor suo avvertiva di già
che non poteva essere vero.
Come fidarsi di chi negli anni
aveva tolto la scuola ai suoi figli,
 li aveva condannati, carne da macello,
a divenire nel tempo schiavi
di eterno precariato, merce
di avidi padroni, al Dio denaro soltanto devoti?
Eppure, se pur col cuore e mente piena di rabbia,
ancora una volta aveva dato fiducia,
 aveva votato convinto che
i nipoti di Enrico mai avrebbero potuto,
a colui che vive del sol proprio lavoro,
arrecare infame tradimento.
L’ultimo atto è compiuto
l’amaro in bocca, il cuore e la mente
ancor più piena di rabbia
 accompagnano il suo lento trascinare
le dilaniate e ormai vecchie membra,
ancora li tra i mattoni e i cumuli di sabbia
tradito, aimè infami, dai nipoti di Enrico
e dovrà rinunciare anche alla sua ultima illusione:
una meritata pensione.

sabato 10 dicembre 2011

Amara Lucania..


Amara Lucania

Si fermò ad Eboli senza più continuare il suo viaggio
raccontò l’esule  del Cristo quando
 nell’amara nostra terra
l’impietoso fascista l’esilio gli impose
perché non potesse conoscere oltre
il civil mondo dove progresso e civiltà
punizione non sarebbero state.
Li rimase trà i calanchi scavati dal tempo
in deserto abbandonato
 non solo dal Cristo ma anche dall’uomo.
depredata dell’acqua dei monti
a dissetare terre lontane
e condannare le proprie all’arsura.
Lucania, quanto amara tu sei
pei tuoi figli che il verde dei tuoi monti
poterono ammirare soltanto con l’occhi
cosi come l’acqua dei  fiumi
e la fertile terra delle dolci colline e pianura.
Lucania Amara , ci vedesti partire
e ancora vedi partire i figli dei tuoi figli
perché essi non possano gioire
delle tante tue interminabili ricchezze.
Lucania , amara per i tuoi, dolce per gli altri,
 ancora sei oggetto di scempi e ruberie,
e dal tuo suolo trafitto continueranno a partire i tuoi beni
per  abbeverare le terre e le macchine di altri
perché da te posto ancora non c’è
per il Cristo che non ha voluto conoscerti

venerdì 9 dicembre 2011

Se domani...

Se domani

Se domani udrai lamenti
salire dal profondo di uno scantinato
non porgere orecchio potresti pentirtene.
non tendere la mano, saresti accusato
 al clandestino nulla è dovuto,
ne pietà, ne misericordia
solamente disprezzo a colui
che vuole dividere il tuo pane.

Se domani vedrai sul piccolo schermo
visioni scheletriche di piccoli mostri,
tu cambia canale, sopportare non puoi
son solo invidiosi del piatto che mangi,
vorrebbero rovinare il tuo pasto
vorrebbero darti disgusto,
convincerti che son essere umani,
ma umani non sono, non vedi
che hanno un colore diverso?

Se domani  rimbombo di motori
lontano nei cieli tu udrai
e  in lontananza scoppi di mortai
 crepitio di mitraglie,
 gioisci, i tuoi amati condottieri
difendono la tua libertà, la tua democrazia
affinchè  null’altro tu possa temere
e possa continuare a consumare il tuo pasto.

Se domani ti svegli
con I piedi e le mani legate
catene che ti tengono stretto,
sul tavolo non pasto ma vermi,
non pensare alla tua democrazia,
non pensare alla tua libertà,
ai tuoi condottieri le hai delegate,
rallegrati, puoi finalmente nutrirti
della tua indifferenza.

Tonino Ditaranto

mercoledì 7 dicembre 2011

Professore mi faccia capire


Professore mi faccia capire
Egregio Professor Monti, Lei ieri sera durante la puntata di porta a porta ha detto che gli italiani capiranno, ora quindi da buon o pessimo italiano quale credo di essere io Le vorrei chiedere di farmi capire.
Vorrei capire perché questa mattina ho pagato la benzina dodici centesimi più di ieri, per quale motivo mia madre, pensionata con 500 euro mensile di pensione, il primo gennaio non troverà nella sua rata il dovuto adeguamento all’inflazione, e mi faccia capire soprattutto perché l’Italia cosi disastrata e sull’orlo del fallimento come da Lei e da altri politici italiani annunciato, si permette il lusso di comprare macchine da guerra per oltre venti miliardi di euro, giusto l’importo della sua manovra finanziaria.
Mi permetta Professore, sarà perché non sono un laureato come Lei, ne un politico di professione, ma un semplice muratore di oltre cinquant’anni, disoccupato ormai da oltre tre anni, uno che il Suo livello culturale se lo sogna per intenderci, un pò duro di comprendonio, allora non si meravigli se oggi non riesco a capire.

lunedì 5 dicembre 2011

L'anno che verrà di Franco Bifani

L'anno che verrà
Caro Tonino, ti scrivo, così mi distraggo un po',
e siccome sei molto vicino, piano piano ti scriverò.
Da quando t'ho lasciato al bar, non ci son grandi novità,
l'anno vecchio è finito ormai
e c'è sempre qualcosa che non va.
Esco poco la sera, specialmente quando è festa,
e c'è chi continua a versare rudo sulla mia finestra.
E si sta senza vederci per intiere settimane
e chi non ha niente da dire
intasa tutti i blog.
Ma in TV Monti ha detto che il nuovo anno
porterà una trasformazione
e tutti quanti stiam sacramentando.
Sarà un gran bel Natale, con sacrifici tutti i giorni,
ogni povero cristo in croce,
anche le rondini non faranno ritorno.
Ci sarà poco da mangiare, senza luce tutto l’anno,
anche i muti cacceranno madonne,
anche i sordi le sentiranno.
Non si farà più l’amore, a chi cavolo gli va?
Solo i preti potranno sbafare
e non solo a una certa età.
E senza grandi disturbi,qualcuno s’ammazzerà,
ma non i soliti furbi
e i cretini di ogni età.
Vedi, caro Tonino, cosa ti scrivo,
e come sono contento
di vivere in questo momento,
vedi, caro terùn, cosa mi devo inventare
per poterci ridere sopra
per continuare a sperare.
E se quest’anno fosse anche l’ultimo,
vedi un po’ tu, Tonino,
come diventa importante
che qui al bar ci sia anch’io.
L’anno che sta arrivando forse l’ultimo sarà,
ce lo dicono i Maya, ed è questa la novità.
Franco Bifani

Ei fu...


Ei fu
Stette l’Italia attonita dubbiosa quanto mai
al nunzio tanto atteso:il sovrano abdicò.

Ei fu
 Nella Campania felix
talun sì disse “E’ overo?
A Maronna ha fatt a grazia!”
Eduardo di là rispose:
“Paisà, tutto questo è anche frutto,
me lo consentirete, del mio pernacchio!”

Ei fu
Non mancò chi nella città eterna,
ben avvezzo, si sa, ai rivolgimenti,
tali parole dal gentil cuore trasse:
“Ma li mortacci…”
Il Nino ciociaro non fu da meno,
così disse con flemma dondolandosi
“Fusse ca fusse la volta bbona!”

Ei fu
Al fatale annuncio l’Etna sobbalzò,
un bianco sbuffo in cielo lanciò in segno di giubilo,
dalle sue viscere un canto gioioso parve di udir:
“Sciuri sciuri, sciuri di tuttu l’annu…”
Al siculo vulcano Il fratellin campano
con gaudio rispose:
“Jamm, jamm, jamm, ngopp jamm jamm…”

Ei fu
Un’onda improvvisa la laguna dei Dogi
percorse veloce, travolse, ahimé,
Bruneta in gondoeta,
a San Marco rese omaggio
“Marco gratias!”

Ei fu
Nella Barbagia selvaggia tal Efisio pastore
al desco intento, cacio, pane e vino consumando
“Su porcu!” par che dicesse.

Ei fu
Di navi stanco, ove cantando
alle giovin pulzelle
sguardi ammiccanti avea lanciato,
da Bettino il meneghino di stendere le reti,
non di pesca certo, in Italia intera ottenne;
in cambio il garofano di pecunia innaffiò.
Le mille coppole sicule, agli ordini di Marcello,
nella Trinacria gli fur d’aiuto.
Fu d’avventura questo l’inizio,
che d’Italia sovrano ‘l rese.
La terra promessa, novello Mosé di Brianza,
all’Italia indicò, ove luccichio di monete,
svago smodato, lusso di pudore privo,
donnine lascive, fanciulle da sogni
allettate e da madri svergognate sospinte,
latrocini impuniti, abusi d’ogni sorta,
regnaron sovrani.

Ei fu
La festa è finita,
le illusioni dalla realtà furon trafitte,
di macerie d’ogni sorta l’Italia è coperta.

Ei fu
Da Monti a valle i numeri crudi
qual valanga i campi devastaron
e case ed officine.
“E mo’ so’ cazzi!”
rude di Romolo un rampollo esclamò.

Ei fu
Or è tempo che l’italico genio
le braccia e l’intelletto adopri
 a ricostruir la Patria ignuda e offesa.
Ei fu
Ei fu?