A me non piace la cioccolata, basta, mi ha stufato, il suo
amarore come il suo dolciore è nauseabondo. Ora però nessuno si permettesse di
dire che gli piace o che io sbaglio perché non accetto le maldicenze. La
cioccolata fa venire il mal di stomaco; pensate che è cosi vigliacca che non espresse
un solo pensiero sui fatti di Ungheria, ne prese posizione sulla scissione del “Manifesto”.
Questa cioccolata proprio non mi va giù. Sarò pur libero di dire la mia sulle
cose che mi piacciono e quelle che non mi piacciono?
A qualcuno non piacciono le nespole perché ha sentito dire
che sono aspre, ad altri non piacciono i cachi per paura che odorano di merda,
a Giuseppe non piace la Svizzera perché ha letto che è neutrale scambiandola
per neutra mentre a Giovanni non piace la “gnocca” perché gli danno l’idea
degli gnocchi di patate al femminile. Che possiamo farci, nulla, anch’essi hanno
la libertà di non piacergli qualcosa senza averla mai provata o visitata. E’
cosi che allora leggendo qua e la ho appreso che ad uno “storico” locale non
piace il PCI pur non essendoci mai stato e ad un ex “Professore” non piace
Napolitano pur non avendolo mai conosciuto. Guai però a contraddire i loro
pensieri, si rischia di finire come una “giornalista” sempre locale
riscopertasi fetta di mortadella in un panino imbottito condito da una caterba
di insulti.
Allo “storico” e al “Professore” che non piacciono il PCI e
Napolitano non ho nulla da dire se non che a me piacciono entrambi mentre sono
veramente disgustato dalla cioccolata.
1 commento:
A propositi di gusti e preferenze mi permetto di citare Claretta Ferrarini: "Chi 'l la völ cäda, chi frödda, chi pena ciöppa. La stessa mnèstra, pr un quädón l'é dzövda, par 'n ätar l'é sävrida. Chi la gh piäz ciära e chi fìssa, chi stagna e chi sputgnìssa. La stèssa turta, par von la g'ha tròpp bütêr, par cl'ätar tròpp pôch. Cum 40° a l'ombra, vüna del me zvinanti la dîz: "G'ho i pé zlè". Si tratterà proprio di "Degustibus" o di "Depolemicustibus"?"
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