Se qualcuno non se ne fosse accorto visivamente, di sicuro però avrà avuto modo di prestare orecchio al rumore assordante dei motosega in azione che in questi giorni stanno devastando il patrimonio arboreo fidentino. Pare che tutto sia nella regola; delibere di giunta, ordinanze sindacali e fin'anche relazioni tecniche che comprovano il precario stato di salute delle piante che vengono abbattute. Io non sono un esperto in materia, ma alcune cose di certo le conosco, come le conoscono anche i bambini delle scuole elementari.
1) da che mondo è mondo nessuna pianta può essere abbattuta o anche semplicemente potata durante il periodo della nidificazione degli uccelli;
2) a vista evidente dei tronchi delle piante abbattute, esse non presentano alcun sintomo di marciume interno;
3) nelle immediate vicinanze dei tronchi non si rilevano rigonfiamenti del terreno circostante o crepe nella sede dei marciapiedi o delle strade al punto da ipotizzare un immediato pericolo di cedimento delle piante;
4)da informazioni raccolte personalmente, pare che la stragrande maggioranza degli abitanti di via Antelami fossero completamente all'oscuro dell'imminente taglio delle piante di quella zona e che gli stessi sono stati informati esclusivamente con un divieto di sosta temporaneo per lavori in corso;
5) sempre a detta di alcuni cittadini di via Antelami, le uniche lamentele al riguardo nei confronti di quelle piante sarebbero state quelle della polvere gialla che sporcava i balconi di qualcuno;
6) in via Costa, all'altezza della biblioteca comunale, con la regolarità di una o due piante all'anno, sono state eliminate diversi alberi in fila, al punto che qualcuno ipotizzava che l'intero tratto adesso sarebbe indicato per eventuali parcheggi.
Mi fermo qui per il momento, con una riflessione che mi porta ad affermare che forse ci sarebbe meno bisogno di delibere, ordinanze sindacali, o relazioni tecniche molto discutibili, ma più attenzione alla sensibilità che noi tutti essere umani dobbiamo dimostrare verso l'ambiente che ci circonda.
Tonino Ditaranto
martedì 30 giugno 2015
mercoledì 10 giugno 2015
Ciao Enrico
Ciao Enrico,
son passati 31 anni da quel infausto giorno del giugno dell’84
quando decidesti di lasciarci; già tanto tempo dicono in tanti; poco più di una
generazione dico io invece che guardo al tempo con gli occhi della storia.
Eppure nonostante fu ieri l’altro che ti detti l’ultimo saluto in quella piazza
gremita di milioni di uomini, questo ultimo trentennio ha sovvertito il corso
naturale della storia con cambiamenti epocali che neanche una mente futurista
come la tua avrebbe mai potuto ipotizzare. Ricordi, fu alla festa dell’Unità alla
mostra d’oltremare di Napoli nel 76, quella festa che tu tanto volesti,
affinché con il lavoro volontario di noi comunisti, Napoli e i napoletani
potessero nuovamente godere di uno spazio interminabile abbandonato da oltre trent’anni.
Ritenevi appunto che non si poteva essere un partito di popolo se non si fosse
disposti a donare qualcosa anche con il nostro lavoro a quel popolo. Fu appunto
durante il comizio di chiusura di quella straordinaria festa che facesti uno
dei più forti richiami ai diritti dei popoli, alla necessità che tutto il mondo
progressista si levasse a baluardo di tali diritti esprimendo nel contempo la
ferma condanna per le oppressioni del popolo Palestinese e del popolo Kurdo.
Ironia della sorte, lo avresti immaginato che neanche vent’anni dopo sarebbe
stato un giovane rampante che era sul palco al tuo fianco, un tal Massimo D’Alema,
a consegnare nelle mani dell’oppressore turco il capo del popolo Kurdo Ocalan?
Lo so non potevi immaginarlo, altrimenti saresti stato tu stesso a sbatterlo
fuori dal nostro partito a calci nel sedere. Come non avresti mai potuto
immaginare che un altro che con te era nella segreteria nazionale del PCI un
giorno sarebbe diventato Presidente della Repubblica e che durante il suo mandato,
anche grazie alla sua complicità, la nostra Costituzione, i diritti dei
lavoratori per i quali tu non avevi esitato a picchettare davanti ai cancelli
di Mirafiori solo alcuni mesi prima della tua morte, sarebbero stati
completamente cancellati nei loro valori più eccelsi e puntualmente da te e da
noi sempre difesi da qualunque attacco reazionario, anche con grande sacrificio
di sangue di tanti nostri compagni. Vedi Enrico, il tempo è volato via da quell’11
giugno dell’84 e col tempo purtroppo sono volate via anche tante nostre speranze.
Denunciavi al Parlamento il rischio che la corruzione e il mal’affare potesse
impadronirsi dei partiti ma non potevi immaginare che sarebbero stati proprio i
partiti a divenire tutt’uno con corruzione e mal’affare ma anche con mafia,
camorra e qualunque altro tipo di criminalità organizzata. Durante un altro
comizio ricordo che avevi citato l’episodio di un compagno segretario di una
sezione che era rimasto ucciso perché si era opposto ad una rapina in una
banca; lo portasti ad esempio perché era cosi che volevi che fossimo noi
comunisti; persone per bene che potessero essere modello di vita per l’intera
società. Ecco Enrico, era questo che mi affascinava di te, la tua capacità di
infondere nei nostri cuori il desideri di sentirci veramente utili e poter dare
qualcosa, anche con i più semplici comportamenti quotidiani a questa nostra nazione.
Sai Enrico, mi sono sempre chiesto se tu un giorno potessi
tornare se anche tu come me avresti provato quel grande senso di vomito che
oggi io provo quando guardo ciò che è divenuto quello che un giorno era il
nostro partito. Avverto spesso un senso di grande sconforto; vien voglia di
mollare, non una resa ma semplicemente di dire vabbè lasciamo le cose come
stanno, ma poi mi torni alla mente quando durante il terremoto dell’80, insieme
a noi, li tra i morti e le macerie dell’Irpinia distrutta ci desti la più
grande lezione di vita e ci insegnasti che dopo ogni caduta bisogna sempre
rialzarsi.
Grazie Enrico, solo chi non ti ha mai conosciuto non potrà
mai capire cosa era il PCI.
venerdì 1 maggio 2015
Viva il Primo Maggio
Carissimi amici, carissimi compagni,
sono appena tornato dal corteo del Primo Maggio, come ogni
anno, ma con una rabbia maggiore dentro che ti spinge a riflettere una volta di
più su ciò che vuol dire Primo Maggio.
Mi rendo conto del grandissimo rischio di essere apostrofata
come una giornata piena di retorica che corre la festa dei lavoratori e
diversamente non potrebbe essere se si considera lo spaventoso buco nero in cui
è caduto l’intero mondo del lavoro; del resto stiamo vivendo la continuazione
di un ventennio in cui le truppe delle grandi lobbie finanziarie hanno portato
con veemenza uno dei più feroci attacchi al mondo del lavoro e al sacrosanto
diritto dei lavoratori di vivere con dignità la propria vita del frutto del
proprio lavoro.
E non potrebbe del resto che definirsi retorica se ci
fermassimo solo a guardare la passerella dei tanti bei cortei con tanto di
banda musicale e primi cittadini con la fascia in testa al corteo pronti ad imbellettarci di frasi fatte e
scontate, divenute nel tempo irritanti e privi di contenuto.
Questo è il grande rischio che corre il Primo Maggio ma è
anche, purtroppo, la sensazione che in tanti ormai avvertono.
Ieri sera qualcuno ha postato la foto di un Primo Maggio di
trenta anni fa; alcune bandiere rosse e tante facce di lavoratori con sul volto
scolpito i segni della fatica, (alcuni dei quali purtroppo non più presenti tra
noi), ma con il sorriso sulle labbra fieri di essere li nella piazza a
testimoniare quanto grande fosse per loro il simbolo del diritto al lavoro e
alla libertà. Una foto che mi ha inorgoglito, che ha rigenerato in me quella
volontà di continuare a combattere e rifiutare la resa.
Se c’è un Primo Maggio che non deve sapere di retorica è
questo Primo Maggio.
Accettare di far passare il Primo Maggio per una semplice
commemorazione è sinonimo di resa che non possiamo permetterci ed è giusto quello
che i nemici dei Lavoratori vogliono per renderci schiavi e aumentare il loro
potere ricattatorio sul mondo del lavoro che annienta la dignità delle persone.
Non possiamo arrenderci, lo dobbiamo alle migliaia di
giovani disoccupati, a coloro che lavorano con contratti capestro per poche
centinaia di euro al mese con la spada di Damocle del non rinnovo del contratto
fissa sulla testa; lo dobbiamo a coloro che un lavoro ce l’hanno ma che grazie
al job act voluto dal Governo agli ordini dei padroni si ritrovano oggi anch’essi
con il rischio reale di essere licenziati dall’oggi al domani. Lo dobbiamo ai
tanti giovani che con grandi sacrifici hanno conseguito una laurea e che hanno
come unica prospettiva quella di dover espatriare per non cadere nel vortice avvinghiante
della disoccupazione dove altrimenti sarebbero condannati; lo dobbiamo a quei
giovani che sono stati assunti con la misera paga di quattro euro all’ora per
lavorare alla passerella dell’expo dove Governo e grandi catene alimentari
mondiali si fanno la bella faccia alle spalle di poveri cristi.
Lo dobbiamo ai lavoratori e le lavoratrici delle
cooperative, che oggi risultano essere tra i più maltrattati in assoluto solo perché
anche il mondo della cooperazione si è piegata alla logica della concorrenza
sleale e spesso della corruzione; lo dobbiamo a quei lavoratori e lavoratrici
della scuola e del servizio pubblico che vedono a rischio ogni giorno il loro
lavoro perché qualcuno si è inventato il sistema delle privatizzazioni per
poter costruire un servizio di collocamento parallelo dove la meritorcrazia e
il bisogno vengono messi da parte e al primo posto prevale la logica delle
assunzioni dell’amico e dell’amico dell’amico.
Amici e Compagni, questo è stato possibile perché per oltre
un ventennio abbiamo smarrito l’orientamento; abbiamo fatto si che il Primo
Maggio divenisse la passerella di servi al servizio di coloro che vogliono il
lavoro un privilegio e non un diritto fondamentale per l’emancipazione dell’uomo.
Il Primo Maggio è roba nostra, è il rinnovare il nostro
impegno a non farci calpestare da nessuno.
Non lasciamoci defraudare, viva il Primo Maggio.
Tonino Ditaranto
lunedì 27 aprile 2015
DIFENDIAMO LA DEMOCRAZIA
Stando alle dichiarazioni dell’On Arturo Scotto, capogruppo
di Sinistra Ecologia e Libertà alla Camera dei Deputati, sarebbe in atto in
queste ore un vero atto intimidatorio da parte di deputati renziani che con
telefonate ricattatorie ad altri colleghi Deputati cercano di impedire che l’italicum
vada sotto nelle votazioni previste nei prossimi giorni. Definire vergognoso un
simile atteggiamento non rende giustizia alla vera natura di ciò che sta
accadendo; è in atto un vero e proprio colpo di stato che mette a rischio la
Democrazia e l’intero ordinamento democratico della Repubblica nata con il
sacrificio di migliaia di giovani partigiani che hanno pagato con la morte l’amore
per la libertà.
Noi cittadini italiani abbiamo il dovere di difendere con
ogni mezzo la Democrazia da questo ulteriore attacco reazionario che vuole
ricacciare l’Italia indietro nel tempo e renderla schiava della peggiore specie
di avidi balordi interessati esclusivamente ai loro loschi affari.
Se il ricatto del nuovo ducetto dovesse andare a buon fine
per l’Italia si aprirebbe una fase di oscurantismo che non possiamo
assolutamente permetterci.
Democratici e antifascisti italiani, è ora di scendere nelle
piazze; difendiamo la Democrazia e la Repubblica nel nome della resistenza e
dei giovani Partigiani che sacrificando la loro vita ci hanno regalato la
libertà.
Tonino Ditaranto
giovedì 23 aprile 2015
25 Aprile! Resistenza è:
25 Aprile, resistenza è:
Difendere la Democrazia e la Costituzione;
Combattere La corruzione;
Combattere la mafia;
Combattere le logiche spartitorie e il pagamento di cambiali
elettorali;
Accogliere le persone che fuggono dalla fame e dalle guerre;
Impedire il massacro di gente inerme da parte della grande
finanza assetata di denaro;
Combattere i terroristi e chi li finanzia;
Assicurare a tutti il diritto allo studio, alla sanità, ad
una vecchiaia tranquilla attraverso strutture pubbliche ripudiando le logiche
che vogliono oggi una scuola, una sanità e case protette affidate a privati che
al primo posto mettono il loro guadagno;
Garantire la dignità di tutti gli esseri umani attraverso il
lavoro, il diritto a vivere la propria vita alienato da qualunque forma di
razzismo che di fatti ne limitano la libertà individuale.
Fino a quando avremo un Governo che calpesta
sistematicamente Democrazia e Costituzione;
Fino a quando avremo un sistema che favorisce mafia e
corruzione;
fino a quando avremo Amministrazioni pubbliche gestite da
politici che favoriranno la privatizzazione della scuola, della sanità,
affideranno i nostri anziani alla mercè di ditte private attente solo ai loro
interessi;
Fino a quando assisteremo inermi alla morte di migliaia di
disperati nei nostri mari o sterminati dai mercanti di morte nei loro luoghi di
origine;
Fino a quando non impareremo a rispettare i nostri simili,
ad accoglierli ed aiutarli come altri hanno fatto con noi in passato;
Fino a quando il lavoro sarà oggetto di ricatto e l’uomo
sarà schiavo dei pregiudizi e dei luoghi comuni che ci fatti annientano la sua
dignità;
Fino a quando non avremo ripudiato e messo al bando con i
fatti concreti tutto questo, allora non ci potrà essere 25 Aprile, e i nostri
Partigiani saranno morti invano.
Tonino Ditaranto
mercoledì 22 aprile 2015
T ni sciut luntan.... (pensieri di Nicola Luberto)
PENSIERI E RICORDI
T ni sciut luntan..ma
I t'aspett quà
sott a stu cil scur
pur se non iè staser
tu da quà i passà
fors a na passà i mis... l'ann
ma semp quà mi cchià
i non m mov da quà
o sacc ca m sint
t'aspett pchè na teng nint da fà
i pozz aspttà
u sapim nui pcchè
Te ne sei andato lontano..ma
io t'aspetto quà
sotto a questo cielo scuro
anche se non è stasera
tu da quà devi passare
forse passereranno i mesi gli anni
ma sempre quà mi devi trovare
io non mi muovo di quà
lo so che mi senti
ti aspetto perchè non ho nulla da fare
io posso aspettare
lo sappiamo noi perchè
(tratto da Canio Loquercio musicista lucano)
La perdita è lacerante...con tutti gli sforzi possibili e immaginari, c'è sempre un vuoto incolmabile.
I pensieri in questi giorni sono come i nuvoloni che oscurano il cielo e insieme ai tuoni che
lanciano saette, prima di trasformarsi in pioggia scrosciante come le lacrime che ci riempiono gli
occhi...
Le disquisizioni sulla vita e sulla morte, discusse tante volte insieme, adesso preferisco lasciarle ai
filosofi, ai santoni, agli sciamani, perchè nel dolore e in mancanza di razionalità è difficile
distaccarsi e cercare di colmare la voragine creatasi nella perdita.
I ricordi si accavallano, partendo dall'infanzia vissuta parallelamente, quasi in simbiosi perchè
costretti dagli eventi che hanno determinato la vita della nostra famiglia .
Papà, Innocenzo, Girolamo e Giuseppe, Pietro già emigrati in una terra lontana, e noi con mamma
ad aspettare l'estate o il Natale che ci avrebbe portato i regali nelle enormi valige o nelle prime
macchine tedesche...ricordi la prima bicicletta con i freni a pedale???
non si era mai vista a "lu puzz di vign"...
Le serate intorno alla stufa a legna nel cucinino con mamma che preparava la cena....l'impasto
mattutino del pane che serviva per 15 giorni,..il sequestro delle scarpe d'estate per non consumarle,
e a piedi scalzi a scorazzare sulla strada a malapena asfaltata che bruciava come la pece calda, con
le carrozze fatte con le tavole e con i cuscinetti meccanici...alla mattina a vedere i primi film in
bianco e nero in televisione a casa di cumma Tares , tutti seduti per terra in silenzio per non dare
disturbo.
Mamma ci mandava a fare la spesa da cumpà Antonio Raciupp o da Pzzchin con il libretto per
segnare il conto e saldarlo quando arrivavano i soldi dalla Germania.
La vergogna di andarci a tagliare i capelli..sempre alla "Umbert" da Pitr Mscon...e mentre
aspettavamo il nostro turno.. c'era sempre gente che giocava a dama, a scopa, discuteva...e prima di
cominciare ci domandava sempre a chi appartenevamo e noi a rispondere..
sim i figh d Catarin e Manuel u brasles.
I ricordi di quando andavamo a trovare Mammarann Bruna che ci raccontava del Brasile dove erano
emigrati e intercalava sempre qualche parola di portoghese..
Tattarann Giuseppe che scavava con il pico a grott, la cantina di arenaria, con il suo viso arcigno
sogghignava quando ci vedeva, ma difficilmente ci sorrideva.
Lo sposalizio di Bruna con Pietro con l'esposizione in casa del corredo, i mscuttl, biscotti fatti in
casa e il rosolio di tanti colori a raffreddare sulla finestra, la festa al forno di Toruccio e
Maria...precocemente siamo diventati zii..le scorribande con il passeggino con Leonarda prima e
Franco subito dopo..lanciato nelle discese e ripreso al volo
La scuola popolare di musica fatta da "mest Luig u falgnam", dove abbiamo cominciato ad
apprezzare un'arte che ci ha fatto da colonna sonora e accompagnato negli anni...e il rientro a casa
suonando per le vie
Il ritorno definitivo di Innocenzo dalla Germania che da subito aveva assunto le veci di papà, sia
prima che dopo la sua morte. Certo ci costringeva a mangiare a forza le cotiche di maiale ( i scurzl)
tanto odiati, ma facevano parte dell'economia di casa...il maiale come ricchezza per la famiglia,
comprato alla fiera di Sant'Innocenzo e allevato alla casedda costruita da papà con il tetto di canne
e fango e noi facevamo a turno a portargli da mangiare..(.a trumbat) , un secchio pieno con sempre
arricchito di erbe selvatiche "a saltuscn", che avrebbe dato sapore alla carne..tagliando in mezzo ai
campi per fare prima e tornare a giocare in strada...il rito della macellazione e la prova iniziatica del
più piccolo a mantenere la coda per vincere la paura, la trasformazione della carne che diventava
una festa con il soffritto delle interiora ....
Con il senno di poi era una grande lezione morale di dignità, in una società di sprechi come quella
di oggi. Cenzino ci spronava a studiare, per capire e arricchirci culturalmente, avvicinandoci alla
politica attiva, leggendo e diffondendo l'Unità alla domenica, i primi incontri in sezione con i più
anziani compagni che ci guardavano un pò storti perchè si cominciava a portare i capelli lunghi.
Alla domenica ci dava sempre dei soldi per non farci sfigurare con gli altri amici...guai a
fregarglieli dal cassetto chiuso..si incazzava come una belva
L'impatto terribile con la malattia e la morte precoce di papà....noi ragazzini che abbiamo dovuto
crescere forse più in fretta di altri.
Ci ha lasciato un vuoto incredibile....ma eravamo ammaliati dalla sua inventiva...la prima moto
Aermacchi 250...la 600 Multipla per fare il noleggiatore, il camion per i trasporti di sabbia e pietra
dal fiume, le gite al mare a Scanzano da zia Amabile o i ferragosti con le scorte di cibo, pasta al
forno, i mulugnam ripien, carne da arrostire e un immancabile enorme anguria( u mlon), partendo
presto per trovare sempre un buon posto dove accamparci "a lu placc" o al santuario
"d Sant'Antun"....rimasto nel tempo luogo preferito di rifugio per brevi scampagnate al nostro
ritorno a Grassano, anche solo per una birra e un pò di fresco a contemplare panorami sconfinati e
mutanti nelle stagioni...
Il percorso scolastico e i fine settimana a fare i camerieri per essere autonomi e non pesare
sull'economia precaria della nostra famiglia.... alla sala Pontillo ( u pciut), a Castelmezzano, al
Parck Hotel di Potenza con Pasqual zac zac....ma anche e soprattutto l'attività politica..tu a Matera e
io a Potenza...la nascita della cellula del FGCI, orgogliosi che era una delle più forte e numerosa
della provincia....quante volte vi ho sgridato a te, Pinuccio, Pasquale Rocco e altri...perchè non si
studiava mai abbastanza Gramsci..Lenin....le manifestazioni e le scritte a grassano contro
Almirante...quando in forma teatrale abbiamo impedito al ministro Colombo di parlare in piazza
mettendo in scena il lamento delle vedove bianche..o dell'antica tradizione delle Prefiche
"i chiangiamurt".
La nascita del gruppo teatrale con Carmine, Piero Centolanza, Fascella....tutti a casa di Margherita a
bivaccare, come forma di collettivo politico per il recupero della memoria e della storia lucana che
si disperdeva man mano che i treni pieni di Grassanesi partivano per Torino, Milano.....
Le messe in scena e rappresentazioni nei paesi con la figura del banditore "u scetta bann"
(ti ricordi quando papà gli fischiava dalla finestra e si nascondeva???) ad annunciare il racconto di
una storia " a terr ngè e nann a voln dà" realmente vissuta dai nostri contadini..
Memoria e storia che ci apparteneva perchè papà prima con le occupazioni delle terre e Innocenzo
poi con il suo impegno nel sindacato sono stati sempre in prima fila a difendere la dignità e i diritti
calpestati degli ultimi.
I pomeriggi con gli zaini a spalla a girovagare per gli uliveti a raccimolare i resti della raccolta e che
ci permetteva di fare sempre una macinata di olio a " lu trappit"
Il tempo vola..sembra ieri che mi hai raggiunto a Parma per studiare Veterinaria, ma sono passati 35
anni...le serete al macello occupato..all'osteria della Rosa...le scorribande con la mia Vespa 150 a 3
marce, il venerdì che passavo a prenderti in casa albergo e andavamo a mangiare il pesce...i fine
settimana tutti a San Vitale Baganza dove mi ero trasferito da solo prima e con Mila dopo..con
Giuseppe il siciliano, Zaccaria e i tanti che passavano e intorno al camino con l'immancabile pasta
asciutta a discutere di problemi sociali, di Palestina, del fronte democratico di Habbass piuttosto
che di Arafat, con la Renault 4 di Ombretta ad accerchiare la centrale nucleare di Caorso...le nebbie
che ci facevano piangere e rimpiangere i colori brulli e aridi della nostra lucania...
Parafrasando Bertol Brecht...
"da subito ci sedemmo dalla parte del torto visto che tutti gli altri posti erano occupati"....
Tra un servizio da cameriere da Cosimino al Faro, a Villa Ceci a Collecchio con Euro che si
incazzava e ci invidiava perchè il Cavaliere privileggiava noi due facendoci fare i servizi alla carta,
piuttosto che servire ai matrimoni.
Le vacanze in Corsica a dormire in tenda con i cinghiali intorno...la sbronza di pastis che abbiamo
preso a Corte con i militanti del fronte di liberazione corso...e i bagni nell'acqua gelata
nell'entroterra corso arido e brullo come la nostra Grassano.
La passione per andare a trovare i funghi ad Albareto, come momento per stare insieme,
coinvolgendo anche Girolamo, nostra spina nel fianco, perchè quasi sempre isolato nei rapporti con
gli altri... e tua suocera la Mina che ti prendeva in giro perchè io ne trovavo quasi sempre di
più...finiva sempre con una pastasciutta con i funghi freschi, l'immancabile bottiglia di lambrusco
di Maurino, il bargnolino di annata e il resto dei funghi che davamo a Girolamo già secchi per la sua
scorta.
I lunghi viaggi in macchina quasi sempre fuori stagione a trovare mamma, dove non smettevamo di
chiacchierare con il sottofondo musicale, un mix di jazz, Paolo Fresu, Andrea Parodi, Daniele Sepe,
Enzo Avvitabile, Paco de Lucia e Gaetano Veloso, Cesaria Evola e il Fado nostalgico di ricordi
lontani che si attutiva in noi quando cominciavamo a respirare aria di casa..
La telefonata di sorpresa che gli facevamo quando mancavano pochi chilometri e sistematicamente
andava in agitazione perchè a suo dire non aveva niente in casa da mangiare.
Le discussioni mattutine, lei ancora a letto e noi seduti sopra "u cascion" con il caffè fatto sempre
con l'aggiunta del cucchiaino di orzo mischiato alla miscela normale....retaggio dei ricordi di
quando lo tostava in casa sulla stufa.
Il Vangelo, i Valdesi, la curiosità sorniona di mamma di voler sapere e conoscere i nostri pensieri sul
mondo..il rito della spesa e le litigate perchè non volevamo la carne e invece preferivamo che ci
cucinasse le pietanze antiche " cavatidd e rap..faf e cicorie...past e fasul".. e mangiare nel cucinino
dentro "a spas" di terracotta..e la frase che immancabilmente ci ripeteva..." la gent s mang la lecc
e la mecc e vui nint".
I giri al cimitero diventavano una rivisitazione della storia delle persone e delle famiglie da noi
conosciute o no..
I mesi che mamma trascorreva a Parma in via Gramsci con le porte aperte sullo stesso pianerottolo
dove abitavi con Franco, Assam, Marinella e Pino Conversano.
Certo ci siamo incazzati, litigato, avuto incomprensioni ripianate con uno sguardo o frutto di lunghe
discussioni...
Noi due, i più piccoli, a volte ci siamo assunti responsabilità enormi nella famiglia per cercare di
risolvere i problemi che nascevano... Franco con tutti i casini che ha creato, i litigi tra Cenzino,
Giuseppe e Girolamo per i confini e noi a cazziarli per la loro stupidità nel mettere da parte i
sentimenti che ci univano...ma quando le poche volte che ci si trovava a Grassano e giravamo
schierati fianco a fianco in Meridionale per lo struscio, la gente si girava a guardarci, i vi i braslis...
L'esperienza terribile della malattia di Cenzino, la rabbia per non aver potuto intervenire prima, ma
anche la consapevolezza di avergli alleviato la fine...le interminabili discussioni sui libri
accompagnate da pinte di birra tedesca..
Il sorriso che abbiamo trovato sul viso di mamma quando è morta, come a coronare il suo sogno di
morire in casa sua, aspettando la chiamata del suo Signore Gesù Cristo e non disturbare nessuno..
Ci vorrà tempo per accettare un distacco traumatico e violento, ma credo che forse questi pensieri e
ricordi servono a rimettere in fila il senso della vita vissuta parallelamente....
" Chi semina vento raccoglie tempesta"....... non sempre è così
Non hai potuto vedere quanta gente si è stretta intorno a noi, a manifestare incredulità, sgomento,
dolore, con le lacrime che scrosciavano e i pugni chiusi sotto le note di Bella Ciao o il suono mesto
del Sax che ha accompagnato la tua sepoltura.
Il riconoscimento di una vita non banale nei rapporti con e tra la gente che ci lascia anche una
eredità, un impegno a portare avanti le tematiche a te care, l'ambientalismo, la stupidità della
guerra, il razzismo, l'abbattimento dei recinti che ci permettono di arricchirci e contaminarci con le
altre culture, contro l'indifferenza e la mancanza di indignazione...ma anche e soprattutto il riscatto
per la dignità delle persone per cercare di vivire in un mondo migliore....
Sarà dura ma te lo meriti.
Buon viaggio fratello verso quell'ignoto mai abbastanza esplorato
Nicola
T ni sciut luntan..ma
I t'aspett quà
sott a stu cil scur
pur se non iè staser
tu da quà i passà
fors a na passà i mis... l'ann
ma semp quà mi cchià
i non m mov da quà
o sacc ca m sint
t'aspett pchè na teng nint da fà
i pozz aspttà
u sapim nui pcchè
Te ne sei andato lontano..ma
io t'aspetto quà
sotto a questo cielo scuro
anche se non è stasera
tu da quà devi passare
forse passereranno i mesi gli anni
ma sempre quà mi devi trovare
io non mi muovo di quà
lo so che mi senti
ti aspetto perchè non ho nulla da fare
io posso aspettare
lo sappiamo noi perchè
(tratto da Canio Loquercio musicista lucano)
La perdita è lacerante...con tutti gli sforzi possibili e immaginari, c'è sempre un vuoto incolmabile.
I pensieri in questi giorni sono come i nuvoloni che oscurano il cielo e insieme ai tuoni che
lanciano saette, prima di trasformarsi in pioggia scrosciante come le lacrime che ci riempiono gli
occhi...
Le disquisizioni sulla vita e sulla morte, discusse tante volte insieme, adesso preferisco lasciarle ai
filosofi, ai santoni, agli sciamani, perchè nel dolore e in mancanza di razionalità è difficile
distaccarsi e cercare di colmare la voragine creatasi nella perdita.
I ricordi si accavallano, partendo dall'infanzia vissuta parallelamente, quasi in simbiosi perchè
costretti dagli eventi che hanno determinato la vita della nostra famiglia .
Papà, Innocenzo, Girolamo e Giuseppe, Pietro già emigrati in una terra lontana, e noi con mamma
ad aspettare l'estate o il Natale che ci avrebbe portato i regali nelle enormi valige o nelle prime
macchine tedesche...ricordi la prima bicicletta con i freni a pedale???
non si era mai vista a "lu puzz di vign"...
Le serate intorno alla stufa a legna nel cucinino con mamma che preparava la cena....l'impasto
mattutino del pane che serviva per 15 giorni,..il sequestro delle scarpe d'estate per non consumarle,
e a piedi scalzi a scorazzare sulla strada a malapena asfaltata che bruciava come la pece calda, con
le carrozze fatte con le tavole e con i cuscinetti meccanici...alla mattina a vedere i primi film in
bianco e nero in televisione a casa di cumma Tares , tutti seduti per terra in silenzio per non dare
disturbo.
Mamma ci mandava a fare la spesa da cumpà Antonio Raciupp o da Pzzchin con il libretto per
segnare il conto e saldarlo quando arrivavano i soldi dalla Germania.
La vergogna di andarci a tagliare i capelli..sempre alla "Umbert" da Pitr Mscon...e mentre
aspettavamo il nostro turno.. c'era sempre gente che giocava a dama, a scopa, discuteva...e prima di
cominciare ci domandava sempre a chi appartenevamo e noi a rispondere..
sim i figh d Catarin e Manuel u brasles.
I ricordi di quando andavamo a trovare Mammarann Bruna che ci raccontava del Brasile dove erano
emigrati e intercalava sempre qualche parola di portoghese..
Tattarann Giuseppe che scavava con il pico a grott, la cantina di arenaria, con il suo viso arcigno
sogghignava quando ci vedeva, ma difficilmente ci sorrideva.
Lo sposalizio di Bruna con Pietro con l'esposizione in casa del corredo, i mscuttl, biscotti fatti in
casa e il rosolio di tanti colori a raffreddare sulla finestra, la festa al forno di Toruccio e
Maria...precocemente siamo diventati zii..le scorribande con il passeggino con Leonarda prima e
Franco subito dopo..lanciato nelle discese e ripreso al volo
La scuola popolare di musica fatta da "mest Luig u falgnam", dove abbiamo cominciato ad
apprezzare un'arte che ci ha fatto da colonna sonora e accompagnato negli anni...e il rientro a casa
suonando per le vie
Il ritorno definitivo di Innocenzo dalla Germania che da subito aveva assunto le veci di papà, sia
prima che dopo la sua morte. Certo ci costringeva a mangiare a forza le cotiche di maiale ( i scurzl)
tanto odiati, ma facevano parte dell'economia di casa...il maiale come ricchezza per la famiglia,
comprato alla fiera di Sant'Innocenzo e allevato alla casedda costruita da papà con il tetto di canne
e fango e noi facevamo a turno a portargli da mangiare..(.a trumbat) , un secchio pieno con sempre
arricchito di erbe selvatiche "a saltuscn", che avrebbe dato sapore alla carne..tagliando in mezzo ai
campi per fare prima e tornare a giocare in strada...il rito della macellazione e la prova iniziatica del
più piccolo a mantenere la coda per vincere la paura, la trasformazione della carne che diventava
una festa con il soffritto delle interiora ....
Con il senno di poi era una grande lezione morale di dignità, in una società di sprechi come quella
di oggi. Cenzino ci spronava a studiare, per capire e arricchirci culturalmente, avvicinandoci alla
politica attiva, leggendo e diffondendo l'Unità alla domenica, i primi incontri in sezione con i più
anziani compagni che ci guardavano un pò storti perchè si cominciava a portare i capelli lunghi.
Alla domenica ci dava sempre dei soldi per non farci sfigurare con gli altri amici...guai a
fregarglieli dal cassetto chiuso..si incazzava come una belva
L'impatto terribile con la malattia e la morte precoce di papà....noi ragazzini che abbiamo dovuto
crescere forse più in fretta di altri.
Ci ha lasciato un vuoto incredibile....ma eravamo ammaliati dalla sua inventiva...la prima moto
Aermacchi 250...la 600 Multipla per fare il noleggiatore, il camion per i trasporti di sabbia e pietra
dal fiume, le gite al mare a Scanzano da zia Amabile o i ferragosti con le scorte di cibo, pasta al
forno, i mulugnam ripien, carne da arrostire e un immancabile enorme anguria( u mlon), partendo
presto per trovare sempre un buon posto dove accamparci "a lu placc" o al santuario
"d Sant'Antun"....rimasto nel tempo luogo preferito di rifugio per brevi scampagnate al nostro
ritorno a Grassano, anche solo per una birra e un pò di fresco a contemplare panorami sconfinati e
mutanti nelle stagioni...
Il percorso scolastico e i fine settimana a fare i camerieri per essere autonomi e non pesare
sull'economia precaria della nostra famiglia.... alla sala Pontillo ( u pciut), a Castelmezzano, al
Parck Hotel di Potenza con Pasqual zac zac....ma anche e soprattutto l'attività politica..tu a Matera e
io a Potenza...la nascita della cellula del FGCI, orgogliosi che era una delle più forte e numerosa
della provincia....quante volte vi ho sgridato a te, Pinuccio, Pasquale Rocco e altri...perchè non si
studiava mai abbastanza Gramsci..Lenin....le manifestazioni e le scritte a grassano contro
Almirante...quando in forma teatrale abbiamo impedito al ministro Colombo di parlare in piazza
mettendo in scena il lamento delle vedove bianche..o dell'antica tradizione delle Prefiche
"i chiangiamurt".
La nascita del gruppo teatrale con Carmine, Piero Centolanza, Fascella....tutti a casa di Margherita a
bivaccare, come forma di collettivo politico per il recupero della memoria e della storia lucana che
si disperdeva man mano che i treni pieni di Grassanesi partivano per Torino, Milano.....
Le messe in scena e rappresentazioni nei paesi con la figura del banditore "u scetta bann"
(ti ricordi quando papà gli fischiava dalla finestra e si nascondeva???) ad annunciare il racconto di
una storia " a terr ngè e nann a voln dà" realmente vissuta dai nostri contadini..
Memoria e storia che ci apparteneva perchè papà prima con le occupazioni delle terre e Innocenzo
poi con il suo impegno nel sindacato sono stati sempre in prima fila a difendere la dignità e i diritti
calpestati degli ultimi.
I pomeriggi con gli zaini a spalla a girovagare per gli uliveti a raccimolare i resti della raccolta e che
ci permetteva di fare sempre una macinata di olio a " lu trappit"
Il tempo vola..sembra ieri che mi hai raggiunto a Parma per studiare Veterinaria, ma sono passati 35
anni...le serete al macello occupato..all'osteria della Rosa...le scorribande con la mia Vespa 150 a 3
marce, il venerdì che passavo a prenderti in casa albergo e andavamo a mangiare il pesce...i fine
settimana tutti a San Vitale Baganza dove mi ero trasferito da solo prima e con Mila dopo..con
Giuseppe il siciliano, Zaccaria e i tanti che passavano e intorno al camino con l'immancabile pasta
asciutta a discutere di problemi sociali, di Palestina, del fronte democratico di Habbass piuttosto
che di Arafat, con la Renault 4 di Ombretta ad accerchiare la centrale nucleare di Caorso...le nebbie
che ci facevano piangere e rimpiangere i colori brulli e aridi della nostra lucania...
Parafrasando Bertol Brecht...
"da subito ci sedemmo dalla parte del torto visto che tutti gli altri posti erano occupati"....
Tra un servizio da cameriere da Cosimino al Faro, a Villa Ceci a Collecchio con Euro che si
incazzava e ci invidiava perchè il Cavaliere privileggiava noi due facendoci fare i servizi alla carta,
piuttosto che servire ai matrimoni.
Le vacanze in Corsica a dormire in tenda con i cinghiali intorno...la sbronza di pastis che abbiamo
preso a Corte con i militanti del fronte di liberazione corso...e i bagni nell'acqua gelata
nell'entroterra corso arido e brullo come la nostra Grassano.
La passione per andare a trovare i funghi ad Albareto, come momento per stare insieme,
coinvolgendo anche Girolamo, nostra spina nel fianco, perchè quasi sempre isolato nei rapporti con
gli altri... e tua suocera la Mina che ti prendeva in giro perchè io ne trovavo quasi sempre di
più...finiva sempre con una pastasciutta con i funghi freschi, l'immancabile bottiglia di lambrusco
di Maurino, il bargnolino di annata e il resto dei funghi che davamo a Girolamo già secchi per la sua
scorta.
I lunghi viaggi in macchina quasi sempre fuori stagione a trovare mamma, dove non smettevamo di
chiacchierare con il sottofondo musicale, un mix di jazz, Paolo Fresu, Andrea Parodi, Daniele Sepe,
Enzo Avvitabile, Paco de Lucia e Gaetano Veloso, Cesaria Evola e il Fado nostalgico di ricordi
lontani che si attutiva in noi quando cominciavamo a respirare aria di casa..
La telefonata di sorpresa che gli facevamo quando mancavano pochi chilometri e sistematicamente
andava in agitazione perchè a suo dire non aveva niente in casa da mangiare.
Le discussioni mattutine, lei ancora a letto e noi seduti sopra "u cascion" con il caffè fatto sempre
con l'aggiunta del cucchiaino di orzo mischiato alla miscela normale....retaggio dei ricordi di
quando lo tostava in casa sulla stufa.
Il Vangelo, i Valdesi, la curiosità sorniona di mamma di voler sapere e conoscere i nostri pensieri sul
mondo..il rito della spesa e le litigate perchè non volevamo la carne e invece preferivamo che ci
cucinasse le pietanze antiche " cavatidd e rap..faf e cicorie...past e fasul".. e mangiare nel cucinino
dentro "a spas" di terracotta..e la frase che immancabilmente ci ripeteva..." la gent s mang la lecc
e la mecc e vui nint".
I giri al cimitero diventavano una rivisitazione della storia delle persone e delle famiglie da noi
conosciute o no..
I mesi che mamma trascorreva a Parma in via Gramsci con le porte aperte sullo stesso pianerottolo
dove abitavi con Franco, Assam, Marinella e Pino Conversano.
Certo ci siamo incazzati, litigato, avuto incomprensioni ripianate con uno sguardo o frutto di lunghe
discussioni...
Noi due, i più piccoli, a volte ci siamo assunti responsabilità enormi nella famiglia per cercare di
risolvere i problemi che nascevano... Franco con tutti i casini che ha creato, i litigi tra Cenzino,
Giuseppe e Girolamo per i confini e noi a cazziarli per la loro stupidità nel mettere da parte i
sentimenti che ci univano...ma quando le poche volte che ci si trovava a Grassano e giravamo
schierati fianco a fianco in Meridionale per lo struscio, la gente si girava a guardarci, i vi i braslis...
L'esperienza terribile della malattia di Cenzino, la rabbia per non aver potuto intervenire prima, ma
anche la consapevolezza di avergli alleviato la fine...le interminabili discussioni sui libri
accompagnate da pinte di birra tedesca..
Il sorriso che abbiamo trovato sul viso di mamma quando è morta, come a coronare il suo sogno di
morire in casa sua, aspettando la chiamata del suo Signore Gesù Cristo e non disturbare nessuno..
Ci vorrà tempo per accettare un distacco traumatico e violento, ma credo che forse questi pensieri e
ricordi servono a rimettere in fila il senso della vita vissuta parallelamente....
" Chi semina vento raccoglie tempesta"....... non sempre è così
Non hai potuto vedere quanta gente si è stretta intorno a noi, a manifestare incredulità, sgomento,
dolore, con le lacrime che scrosciavano e i pugni chiusi sotto le note di Bella Ciao o il suono mesto
del Sax che ha accompagnato la tua sepoltura.
Il riconoscimento di una vita non banale nei rapporti con e tra la gente che ci lascia anche una
eredità, un impegno a portare avanti le tematiche a te care, l'ambientalismo, la stupidità della
guerra, il razzismo, l'abbattimento dei recinti che ci permettono di arricchirci e contaminarci con le
altre culture, contro l'indifferenza e la mancanza di indignazione...ma anche e soprattutto il riscatto
per la dignità delle persone per cercare di vivire in un mondo migliore....
Sarà dura ma te lo meriti.
Buon viaggio fratello verso quell'ignoto mai abbastanza esplorato
Nicola
venerdì 10 aprile 2015
Ciao Rocco
Si dice che il tempo lenisce i dolori, non so quanto potrà
essere vero, sta di fatto che non riesco proprio a capacitarmi che tu non ci
sei più. Ho sperato più volte in questi
giorni di potermi risvegliare da un bruttissimo sogno e di chiamarti per poter prendere
un caffè e insieme ridere e scherzarci sopra come spesso abbiamo fatto e
continuare a prenderci in giro cosi come tanto ci piaceva fare. Era il nostro
modo di dimostrarci quanto grande era l’affetto che ci legava, un legame che
affonda le proprie radici nei lontani anni settanta e che nel tempo è cresciuto
al punto di essere diventato una grande quercia che intemperie e avversità non
sarebbero mai riuscite a scalfire.
In tanti in questi anni mi hanno chiesto che senso ha
continuare ad avere un ideale come punto di riferimento; ecco oggi la risposta
mi viene naturale: avere la fortuna di aver avuto come compagno di lotta uno
come Rocco Luberto ti ripaga di tutte le delusioni, le amarezze e le mazzate
sulla schiena che la politica ci ha riservato e che ogni volta puntualmente ci
siamo messi alle spalle consapevoli che l’emozione che si prova nel combattere per un mondo migliore è la gratificazione più
alta che l’uomo possa ricevere.
Arrivederci Rocco, vai per la strada che il destino ha
voluto tracciarti, un giorno ci rincontreremo, ma fino ad allora continuerò la
battaglia anche per te e se mai dovessi avere dei tentennamenti mi basterà
ricordare l’amico, il fratello, il compagno che sei stato.
Tonino
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