lunedì 12 settembre 2011

Nord-Sud: la guerra delle stupidità


Nord-Sud: La guerra delle stupidità!!!!

Abbiamo assistito nei giorni scorsi al passaggio del giro di padania nella nostra provincia, con tappa a Salsomaggiore Terme, mentre quasi contemporaneamente a Fidenza veniva presentato il libro dello studioso Antonio Ciano del Partito del Sud “I Savoia e il Massacro del Sud”.
Non ho preso parte alle contestazioni pacifiche del primo evento per motivi di lavoro, mentre ho partecipato al secondo molto incuriosito da ciò che Ciano avrebbe esposto, non avendo ancora letto il libro e devo confessare che dopo le prime battute ho cominciato a contestare le affermazioni di Ciano e di alcuni presenti intervenuti appositamente in quanto mi erano apparse da subito ridicole e se pur piene di riferimenti storici che nessuno può mettere in dubbio, prive di alcun senso nel contesto storico, culturale, politico e sociale dell’Italia di oggi.
In parole povere, io terrone d.o.c., pronipote di un Brigante della banda Coppolone fucilato in piazza dai gendarmi dei Savoia, autore di battaglie anche solitarie contro l’usurpazione dei valori della Repubblica ad opera di Sindaci che intitolano targhe e danno cittadinanze onorarie all’ultimo erede di casa Savoia, mi sono ritrovato a dover controbattere le ragioni dei miei conterranei che anche con un tantino di veemenza ed acidità recitavano improperi contro quelli del Nord.
E’ ricorso quest’anno il 150° anniversario dell’unità d’Italia, una unità raggiunta dopo anni di guerre di indipendenza che videro contrapporsi due case monarchiche, i Savoia e i Borboni, che nulla avevano a che spartire con i rispettivi popoli, se non per il fatto che entrambe li affamavano, rubavano legalmente i loro raccolti, li sfruttavano e prendevano anche le loro donne. Nessuna distinzione da questo punto di vista, e voler trovare dei distinguo sul fatto che avessero delle leggi più o meno giuste, questo non può importarci perché quelle leggi riguardavano solo poche categorie di conti e baroni che sia al Nord che al Sud si dividevano le terre e i rispettivi cespiti. I popoli erano ugualmente affamati in entrambi i casi.
Oggi però noi non abbiamo festeggiato l’esito di quelle guerre ormai tanto lontane dal nostro pensare, bensi la volontà e il desiderio di un popolo, quello italiano, finalmente ritrovato e stanco di guerre fratricide dovute più alle nefandezze dei suoi reggenti o governanti che a dei veri distingui etnici.
Eppure nonostante la grande passione per l’Italia, per la nostra bandiera, per la nostra cultura e la nostra storia che ci rende unici al mondo, in questo paese vegetano dei pazzi che ancora credono di poter riportare l’Italia all’oscurantismo delle divisioni ideologiche separatiste.
Se fino a qualche decennio addietro era ancora lecito parlare di questione meridionale, e pur confermando la validità del pensiero gramsciano al riguardo, ritengo che oggi non sia più possibile affrontare la questione ormai superata. Oggi sarebbe più giusta parlare di questione italiana, se non di questione meridionale europea che accomuna paesi come l’Italia, la Spagna, la Grecia che rischiano di rimanere ai margini dell’economia europea per le scelte drammatiche che negli ultimi decenni hanno ridotto sul lastrico l’economia di questi paesi sia pure con qualche differenza.
Ai Nordisti che ancora oggi fanno del cosiddetto assistenzialismo del sud il loro cavallo di battaglia e che al grido di Roma ladrona invocano una autonomia territoriale nordista, inventandosi finanche manifestazioni propagandiste come miss padania o il giro di padania, verrebbe da dire di guardarsi per bene quello che succede per le quote latte del nord o il comportamento da veri ladri di professione di ministri e onorevoli che oggi mantengono in piedi uno dei governi più coinvolti dalla corruzione e dalle tangenti, mentre ai miei conterranei che a loro volta auspicano un riscatto del sud in maniera di contrapposizione al nord vorrei ricordare che l’Italia negli ultimi sessant’anni è stata governata da personaggi che si chiamavano Colombo, Gava, Leone, Moro e via dicendo, tutta gente del sud che nulla hanno fatto per le loro terre se non quello di far crescere l’assistenzialismo al fine di poter aumentare a dismisura il proprio potere clientelare.
Ieri forse era plausibile parlare di un paese dove la povertà riguardasse più le popolazioni del sud, oggi alla luce di quanto sta succedendo nelle grandi metropoli del nord, tale concetto andrebbe rivisto. Esiste uno stato di povertà delle famiglie senza lavoro al nord Italia che pone quelle famiglie in condizioni pari se non peggio rispetto a quelle del sud. La mafia e la criminalità organizzata ha raggiunte nelle regioni del nord livelli tali di preoccupazione da essere un problema vitale per tutto il paese, e se alcuni anni fa si poteva tranquillamente incolpare malavitosi del sud che si trasferivano al nord, oggi tali differenze non sono più plausibili dal momento che molte amministrazioni locali del nord, anche quelle amministrate dalla lega sono interessate da indagini di corruzioni e di infiltrazioni mafiose.
Non esiste una ricetta nordista o sudista per salvare l’Italia dalla crisi economica o dall’attacco della mafia e dei poteri forti nazionali ed internazionali, oggi o ci salviamo tutti o si va tutti a fondo.
Il popolo italiano ha dato in altre occasioni dimostrazione di grande coesione e responsabilità, per questo anche questa volta sono della convinzione che alla fine la nostra italianità ci porterà a sconfiggere la crisi e le spinte separatiste degli idioti di turno e di chi non ha ancora capito che tali stupidità si contestano con manifestazioni di civiltà e con i contenuti e non con altre stupidità.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

E pensare che volevamo fare l'Europa...e noi siamo ancora qui a bisticciare sull'unità d'Italia.
La zizzania seminata in gran quantità negli ultimi quindici anni dai partiti di governo ha attecchito purtroppo molto facilmente in un popolo che si ostina a sentirsi unito più che altro quando si canta tutti insieme l'inno nazionale ma che poi sostanzialmente,manca di spirito di appartenenza, inteso non come nazionalismo, ma come sentirsi parte integrante di un popolo che in giro per il mondo, si è distinto non solo per mafia, spaghetti e mandolino (e, ahimè, adesso anche per Berlusconi), ma anche per ingegnosità, per originalità, per qualità del lavoro, per la raffinatezza dei propri manufatti...non oso dire per bellezza del territorio, chè il degrado avanza ormai a grandi passi.
Trovo assurde le posizioni di questi "sudisti" che a distanza di tanti anni vogliono ancora vestire i panni delle povere vittime sacrificali.
Mi sembrano appropriati a tal proposito, i versi di Rocco Scotellaro, poeta-contadino lucano:

LA MIA BELLA PATRIA (1949)
Io sono un filo d'erba
un filo d'erba che trema.
E la mia Patria
è dove l'erba trema.
Un alito può trapiantare
il mio seme lontano.

Franco Bifani ha detto...

Le puntualizzazioni e le precisazioni di Tonino sono chiare, forti, efficaci, direi esemplari e rafforzano ancor più la stima, il rispetto e l'amicizia verso di lui. Maria Panico ha operato un delicato e poetico intervento, scegliendo una lirica che fa da corollario e da complemento ammirevole alle parole di Tonino. Grazie a tutti e due!